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Cinema

Vita nell’Apocalisse

Arriva nelle sale “The Dog Stars” di Ridley Scott, racconto distopico di un mondo devastato da una pandemia. Il film, con un cast stellare, è stato girato fra l’Abruzzo, le Dolomiti e Cinecittà

IPA86933687 - USA. Jacob Elordi and Margaret Qualley in (C)20th Century Studios new movie: The Dog Stars (2026). Plot: In a post-apocalyptic world, a virus wipes out humanity. Survivors face roaming scavengers called Reapers. Protagonist Hig, a pilot, survived the flu but lost his wife. Ref: LMK106-J11827-220726 Supplied by LMKMEDIA. Editorial Only. Landmark Media is not the copyright owner of these Film or TV stills but provides a service only for recognised Media outlets. pictures@lmkmedia.com

Storia di un confine. Molteplice. Come tutte le frontiere che la vita impone. Limiti che cambiano. Si modificano. Oscillano. Diventano altro. Si smussano fino a confondersi. Elastici come i giorni e gli stati d’animo. Il film The Dog Stars (Le stelle dopo la fine) di Ridley Scott, in sala da mercoledì, è un thriller che sa avere anche toni da commedia. Prima demarcazione. Come sia possibile che due generi tanto diversi si armonizzino è un mistero che sarà svelato al cinema. Benvenuti nella settima arte del terzo millennio, anche lei fluida, per non restare indietro. In un mondo che cambia e crede di evolversi anche se non sempre lo sviluppo è progresso. Lo spettatore di oggi ha un’attenzione caduca. Si distrae. Si annoia. I film devono anch’essi essere un cocktail di categorie capaci di alleggerire. Sorprendere. Lasciare con il cuore in gola. Poi tornare a far pensare.

Siamo poco meno di dieci anni più avanti di oggi, nel 2035, a Eerie in Colorado, sud di Denver, ai piedi dei monti del Front Range. Lo scenario è catastrofico. Una grave epidemia influenzale ha condotto alla morte larghe fette della popolazione mondiale, lasciando in eredità ai sopravvissuti una debilitante malattia del sangue capace di decimare i pochi che ce l’hanno fatta. In questo contesto distopico e tragico, il giovane pilota Hig (Jacob Elordi) e un militare esperto di sopravvivenza, Bangley (Josh Brolin), si ritrovano con il loro aereo ai bordi di una pista di atterraggio deserta dove costruiscono un rifugio. L’unica loro compagnia è Jasper, il cane di Hig, a differenza del compagno di avventura uomo incline a rintracciare suoi simili, superstiti del disgraziato cataclisma sanitario, in cui tenta di soccorrere chiunque non sia stato contagiato.

Porta così i rifornimenti a una comunità confinante - e torna il motivo delle attiguità geo-socio-psicologiche - mentre Bangley rifiuta questo dinamismo solidaristico e preferisce restare dove si trova. «Siamo due figure antitetiche che si appoggiano l’uno all’altro per resistere» spiega Brolin. Quando una misteriosa trasmissione radio lo raggiunge, Hig non esita a gettarsi nell’ignoto, convinto di ritrovare l’umanità e la speranza in cui mai ha smesso di confidare. In un volo di perlustrazione è costretto ad atterrare nei pressi di una casa isolata in un canyon, dove vive Pops (Guy Pearce) che esibisce subito la sua diffidenza verso gli estranei, causata forse anche dalla sciagura, e governa la propria casa con militaresca inflessibilità. Vive con la figlia Cima (Margaret Qualley) e incarna le qualità del superstite tipo. Vigile. Diffidente. Austero.

La giovane invece ha un carattere più simile a quello dell’ignoto visitatore. Hig resta affascinato e attratto dalla saggezza mista a dolcezza che la donna gli offre, regalandogli il primo legame autentico della sua vita. I tre collaborano nel riparare l’aereo del giovane pilota ma, quando la loro idilliaca esistenza viene scoperta, sono costretti alla fuga. E in quel frangente dovranno accorgersi che anche il mondo dei superstiti nasconde le tracce del male che l’epidemia non è riuscita a cancellare. Terzo discrimine, stavolta narrativo.

Che cosa accadrà nel dettaglio lo mostrerà solo il grande schermo perché Ridley Scott è stato chiaro. «Ho cambiato il finale del romanzo (Le stelle del cane di Peter Heller, Bompiani, 2013) che ha una sua poeticità. L’ho tradotta nelle immagini, inserendo una fotografia particolare e molti animali, soprattutto uccelli, come il pellicano che staziona nei pressi della casa». Evviva il cinema sogno e finzione. La realtà è che il film è stato girato in Italia nell’estate di un anno fa - quarto confine - con interni ricostruiti a Cinecittà ed esterni fra Abruzzo e dolomiti friulane.

«La prima scelta era Calgary e il Canada è maestoso ma lì potevamo solo morire così ho preso l’aereo e siamo volati tutti in Italia» spiega il regista, mentre Jacob Elordi aggiunge: «Hanno una professionalità cinematografica altissima. Cibo fantastico (applauso generale). Ambienti meravigliosi. E lavorare negli studi in cui girò Fellini...». Il cane Jasper è stato interpretato da tre pastori belgi, addestrati a Roma in modo diverso. Uno per rotolarsi sull’erba. Uno per stare seduto fermo. Uno per attaccare. «Ho lavorato più spesso con Raksha, incredibilmente educata. Ho imitato lei e alla fine me ne sono pure innamorato» aggiunge ancora Elordi.

Eppure. «Il tema principale è la sopravvivenza davanti al crollo di tutto. Come accadde quando la pandemia fece crollare gli indici economici nel mondo. È la reazione alla distruzione collettiva» spiega Scott che si è ricollegato al suo passato. L’aereo, protagonista di The Dog Stars, è «figlio» di Black Hawk Down, mentre l’impianto narrativo sembra ispirarsi a uno spunto già abbozzato in The Martian e forse presente pure nel Gladiatore. Forme diverse di sopravvivenza. Resilienza a un secolo cui nessuno appare abituato.

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