Il «Cinese» diventa critico letterario

Il «Cinese» diventa critico letterario

Nei pochi momenti liberi che gli sono consentiti dai pressanti impegni di babysitteraggio familiare più che dall’incarico di europarlamentare a Bruxelles e Strasburgo, Sergio Cofferati, sindacalista d’antan ed ex sindaco di Bologna, nonché attuale candidato alla segreteria regionale del Pd - smentita invece, per il momento, la sua nomina a presidente dell’assemblea di condominio - si dedica con trasporto alla sua passione letteraria. Tanto che, sempre nei rarissimi momenti di libertà, si rende disponibile a commentare autori e volumi dello scaffale preferito. Che comprende, tanto per dirne uno, Luis Sepulveda, comunista in via di pentimento, e tuttora considerato «autore di riferimento della nuova narrativa sudamericana». Proprio a Sepulveda il Teatro dell’Archivolto dedica venerdì prossimo una serata speciale (ore 21, al Teatro Modena di Sampierdarena), per presentare il suo ultimo romanzo, «L’ombra di quel che eravamo» (Guanda editore). Non poteva mancare, a questo punto, il «Cinese» accanto all’autore e al giornalista Massimo Calandri, per commentare il volume che prende le mosse dalla vicenda di tre amici, vecchi militanti del movimento di Salvador Allende, riuniti a distanza di anni in un magazzino di Santiago del Cile. Ma il destino, come al solito nei romanzi che si rispettano, ci mette lo zampino, fra politica, nostalgia e spruzzate di giallo. Temi ideali, si direbbe, per sollecitare il pensiero di Cofferati, che di politica e nostalgia è un autentico esperto. Di giallo, forse, un po’ meno, meglio il rosso. A meno che non si faccia riferimento, più che ai tratti somatici da «Cinese», alla serie dei suoi acrobatici cambiamenti di decisione. Questi sì degni di figurare in un giallo, ammesso che alla fine qualcuno ci capisca qualcosa.

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