La città reagisce alle minacce dei no global contro Bagnasco

La città reagisce alle minacce  dei no global contro Bagnasco

Al nuovo, pesante attacco dei no global contro il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, rispondono i cattolici genovesi, e in particolare l’associazione «Cittadini di Genova» che prepara la fiaccolata di solidarietà all’arcivescovo per lunedì sera, con partenza dalla cattedrale di San Lorenzo e percorso nel centro storico. Reagisce anche quella parte di ambienti politici genovesi che - è il caso di An - si sono schierati a spada tratta in difesa di Bagnasco, ma ora chiedono misure incisive «per contrastare la campagna di odio e di scritte anticlericali». Intanto, in vista della visita, sempre lunedì, a Genova del cardinale Camillo Ruini, il centro sociale Zapata ha invitato via internet a moltiplicare le scritte «Bagnasco vergogna» sui muri della città.
«Incitare all’imbrattamento delle mura genovesi con scritte minatorie è un reato» ricordano intanto il senatore Giorgio Bornacin e il capogruppo di Alleanza nazionale in Regione, Gianni Plinio. E aggiungono: «Autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza devono individuare e sanzionare ogni responsabilità anche al fine di scongiurare fatti ancora più gravi! È necessario far rispettare la legge: non ci possono essere - sottolineano ancora Bornacin e Plinio - presunzioni di impunità, e neppure porti franchi di illegalità, soprattutto quando si tratta di minacciare anche di morte l’arcivescovo di Genova».
I due esponenti di An censurano anche l’atteggiamento di alcuni rappresentanti istituzionali: «Minimizzare le minacce nei confronti di Bagnasco come ha fatto il viceministro degli Interni Marco Minniti, ovvero ridicolizzare le scritte come ha fatto la signora Haidi Giuliani non contribuisce a disinnescare, ma incentiva l’inquietante campagna di intolleranza e odio nei confronti dell’arcivescovo e di chi si ispira all’insegnamento della Chiesa cattolica. È di sconcertante gravità - concludono Bornacin e Plinio - la tiepidezza con cui i candidati genovesi a sindaco e a presidente della Provincia dell’Unione si pongono di fronte a fatti così preoccupanti, non volendo evidentemente perdere i consensi della sinistra ultracomunista e radicale».

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