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Arriva il sorpassometro, il nuovo incubo degli automobilisti: come funziona, dove si trova e quando scatta la multa

Sensori nell’asfalto e telecamere registrano i sorpassi vietati con video di 15 secondi. Dopo il debutto in Calabria, scoppia il caso delle sanzioni annullate dai giudici

autostrada

L’evoluzione dei sistemi elettronici di controllo sta progressivamente ridefinendo il concetto di sicurezza sulle nostre strade. I tempi in cui l’attenzione di chi guida era focalizzata quasi esclusivamente sui tradizionali misuratori di velocità, tra autovelox e Tutor, è ormai superato: la tecnologia attuale ha infatti ampliato il raggio d’azione, permettendo la rilevazione automatica di un numero sempre maggiore di infrazioni e imponendo agli automobilisti un livello di attenzione ben superiore rispetto al passato.

Rientra nel novero di questi nuovi dispositivi di sorveglianza il “sorpassometro”, un apparecchio nato, come si evince dal nome con cui è stato ribattezzato, con l’obiettivo di reprimere il fenomeno dei sorpassi azzardati e vietati, a partire da quelli che si realizzano in condizioni di linea continua e con la pericolosa invasione dell’opposta corsia di marcia.

Nato sulla scia di sistemi di monitoraggio avanzati già sperimentati in Europa, il cuore tecnologico di questo sistema prende il nome di SV3, e così è noto ad esempio in Spagna, dove è da tempo utilizzato. Il sorpassometro, in concreto, analizza la “traiettoria geometrica” dell’auto rispetto alla segnaletica orizzontale. Il suo funzionamento si basa sull’utilizzo congiunto di due dispositivi, anche se sono già stati sperimentati e applicati sistemi che possono prescindere dall’uso del sensore:

  • Sensori sull’asfalto: nel tratto sottoposto a controllo vengono collocati al di sotto del manto stradale dei sensori piezoelettrici, in grado di rilevare il calpestio degli pneumatici oltre la linea continua;
  • Telecamere: l’attivazione dei sensori invia un input istantaneo a sistemi ad alta definizione posizionati sui portali o a bordo strada. I modelli SV3 sfruttano algoritmi di intelligenza artificiale per analizzare il flusso video, riconoscendo autonomamente la collocazione del veicolo, la targa e la dinamica della manovra.

Quando viene rilevato un sorpasso illecito, il sistema registra un filmato di 15 secondi che documenta l’intera infrazione, dalla fase di approccio fino ad arrivare al superamento della linea continua e al rientro nella propria corsia di marcia. L’occhio elettronico non decide la multa da solo: il pacchetto dati contenente il video viene trasmesso alla centrale della polizia locale o stradale, dove un agente in carne e ossa deve visionare il filmato per validare l’infrazione prima di emettere il verbale.

Il debutto ufficiale sul campo del modello SV3 in Italia è avvenuto nel 2025 ad Acquappesa (Cosenza), lungo la strada statale SS18 “Tirrena Inferiore”, un tratto tristemente noto per l’alto tasso di incidentalità dovuto proprio a manovre azzardate in condizioni di scarsa visibilità. Secondo le direttive del Codice della Strada e i decreti prefettizi, l’applicazione in Italia segue regole molto rigide: i dispositivi possono essere installati solo in tratti stradali ad elevata criticità, come dossi, curve cieche o rettilinei con ridotta visibilità dove vige il divieto assoluto di sorpasso e, come accade con gli autovelox, la loro presenza va preventivamente segnalata tramite appositi cartelli stradali, pena l’annullamento della sanzione in sede di ricorso.

Il grande vantaggio di questa tecnologia risiede nella maggior trasparenza del filmato: laddove una foto fissa potrebbe prestarsi a fraintendimenti o contestazioni sulla dinamica reale di una manovra di sorpasso, il video offre agli agenti un quadro completo dell’accaduto, documentando il prima e il dopo dell’infrazione.

L’impatto con la realtà delle strade italiane ha tuttavia aperto un fronte giudiziario caldo. Ad Acquappesa, a fronte di una pioggia di verbali notificati agli automobilisti indisciplinati, sono arrivati i primi ricorsi accolti dai Giudici di Pace, che hanno stoppato diverse sanzioni. L’amministrazione comunale, forte del sostegno dei propri uffici legali e convinta della piena legittimità tecnica dell’apparecchio, ha scelto la linea dura presentando appello per ribaltare le sentenze. Al centro del dibattito, come accaduto anche con gli autovelox nel recente passato, ci sono i nodi legati all’omologazione e ai decreti ministeriali di riferimento.

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