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Le date comune per comune

Autunno caldo e tagli ai consumi: ecco quando possiamo accendere il riscaldamento

Il clima più mite di questo autunno sta già comportando delle modifiche al calendario di avvio degli impianti

riscaldamento

Le temperature più elevate rispetto alle medie stagionali stanno portando alcune città a ridisegnare il calendario di accensione del riscaldamento domestico: tra chi ha già preso una decisione e chi preferisce attendere l’evoluzione climatica dei prossimi giorni, con l’avvicinarsi della data di avvio prevista dalla legislazione attuale la situazione sta iniziando lentamente a delinearsi.

La normativa nazionale, già di per sé, non segue tradizionalmente un’unica scadenza, dato che il momento dell’avvio degli impianti è subordinato alla classificazione climatica di ciascun Comune, con una suddivisione in sei distinte fasce (dalla A alla F). Se da un lato la legge fissa i tetti massimi di orario e i periodi di accensione, dall’altro affida ai primi cittadini un potere di deroga fondamentale. In presenza di temperature al di sopra delle medie stagionali, con lo scopo di contenere i consumi energetici e gli sprechi, i sindaci possono infatti determinare lo slittamento della data già programmata in calendario con la promulgazione di apposite ordinanze.

La suddivisione del Paese in zone climatiche si basa sulla seguente impostazione:

  • Zona F: vi sono inclusi i comuni montani e le aree alpine a rigidità climatica estrema (come diverse zone delle province di Belluno, Cuneo e Trento). In quest’area non è applicata alcuna restrizione, né di calendario né di orario;
  • Zona E (dal 15 ottobre al 15 aprile): è la fascia che comprende la gran parte della Pianura Padana e dei centri del Nord (tra cui Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona, Brescia e Bergamo). Il limite ordinario è stabilito in 14 ore giornaliere, distribuite nella finestra oraria compresa tra le 5.00 e le 23.00;
  • Zona D (dal 1° novembre al 15 aprile): include la fascia centrale del Paese e metropoli come Roma, Firenze, Genova e Perugia, con un tetto massimo di 12 ore al giorno;
  • Zona C (dal 15 novembre al 31 marzo): riguarda le aree meridionali e costiere (inclusi i centri di Napoli, Bari e Lecce), dove l’uso dei termosifoni è consentito fino a 10 ore quotidiane;
  • Zone A e B (dal 1° dicembre): identificano le località più calde d’Italia e le isole. In Zona A l’accensione non può superare le 6 ore giornaliere, mentre in Zona B ci si ferma a 8 ore.

L’evoluzione delle condizioni meteo e l’esigenza di perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione dell’inquinamento atmosferico, con particolare attenzione alle polveri sottili PM10, stanno spingendo diverse amministrazioni comunali del Nord a posticipare l’entrata in funzione dei caloriferi. Ecco alcuni esempi:

  • Monza: ha disposto uno slittamento di una settimana rispetto alla tabella di marcia standard della Zona E. I termosifoni si accenderanno il 22 ottobre (anziché il 15) per concludersi regolarmente il 15 aprile 2027;
  • Bologna, Modena e Reggio Emilia: le giunte locali hanno concordato un rinvio più incisivo fino al 1° novembre, pur mantenendo la facoltà di sfruttare il monte ore massimo di 14 ore giornaliere una volta avviati gli impianti;
  • Bergamo: l’orientamento della giunta è quello di posticipare l’avvio di almeno 7 giorni, per allinearsi alle politiche di contenimento delle emissioni;
  • Como, Lecco e Pavia: al momento le amministrazioni locali vagliano attentamente la situazione, pronte a formalizzare la data di partenza tramite ordinanza nei prossimi giorni;
  • Mantova: ha scelto una linea d’attesa flessibile. L’'eventuale slittamento verrà deliberato solo a ridosso della scadenza in base al monitoraggio in tempo reale dei bollettini meteo.
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