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Cittadini

Bollo auto, la riforma cambia il calendario dal 2028: rate regionali e nuove regole per noleggio e concessionari

Nessun aumento automatico dell’imposta: cambiano invece le scadenze e la distribuzione territoriale del gettito

Bollo auto 2026, ecco cosa cambia: scadenze, esenzioni e pagamento digitale

È bene chiarirlo: non si tratta di una rivoluzione fiscale e, soprattutto, non è una stangata per gli automobilisti. La riforma del bollo auto punta piuttosto a mettere ordine in un sistema frammentato, nel quale scadenze, procedure e gestione dei dati possono cambiare da una Regione all’altra. Il decreto legislativo n. 147 del 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo, interviene quindi sulla macchina amministrativa della tassa automobilistica, lasciando al 1° gennaio 2028 il debutto della parte più visibile per i contribuenti: il nuovo calendario dei pagamenti.

Il conto del bollo non cambia

Per i proprietari di auto il primo dato economico è quello che conta di più: la riforma non introduce un rincaro nazionale del bollo e non riscrive i tradizionali parametri utilizzati per determinare l’imposta. Restano centrali la potenza in kW e la classe ambientale del veicolo, mentre continua a valere l’autonomia riconosciuta alle Regioni nella disciplina del tributo. Restano inoltre ferme le agevolazioni previste dalla normativa statale: per i veicoli elettrici, in linea generale, è confermata l’esenzione quinquennale, alla quale possono aggiungersi discipline regionali più favorevoli.

La scadenza seguirà il mese di immatricolazione

La svolta operativa scatterà dal 1° gennaio 2028. Per i nuovi veicoli l’obbligazione tributaria avrà durata di dodici mesi a partire dal mese di immatricolazione: il primo versamento dovrà essere effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo, mentre negli anni seguenti il termine cadrà nell’ultimo giorno del mese in cui l’auto è stata immatricolata. Per i mezzi già immatricolati entro il 31 dicembre 2027 resteranno invece, in linea generale, le vecchie scadenze, salvo diverse decisioni regionali. Le Regioni potranno inoltre introdurre, per determinate categorie, il pagamento quadrimestrale, trasformando la rateizzazione in uno strumento facoltativo e territoriale.

Noleggio e concessionari

Il decreto prova anche a chiudere alcune zone grigie nella distribuzione territoriale delle entrate. Per le società conta in primo luogo la sede legale, ma quando la gestione ordinaria principale viene svolta stabilmente altrove sarà quest’ultima a individuare il territorio cui destinare il gettito; un criterio che riguarda anche le società estere con più sedi italiane. Dal 1° gennaio 2027, inoltre, i contratti di noleggio a lungo termine senza conducente interessati dalla nuova disciplina dovranno risultare annotati al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, gestito dall’ACI. Per concessionari e commercianti, invece, la sospensione del bollo sulle vetture acquistate per la rivendita sarà legata alla trascrizione del passaggio di proprietà al PRA, con effetti penalizzanti se l’adempimento avviene oltre sessanta giorni dalla cessione.

Meno burocrazia

Cambia anche la gestione degli errori: se il contribuente versa il bollo alla Regione sbagliata, sarà l’ente che ha incassato indebitamente la somma a doverla riversare a quello competente, evitando al cittadino di inseguire direttamente il trasferimento del denaro. Il bollo continuerà invece a essere dovuto anche in presenza di fermo amministrativo fiscale. Sullo sfondo prende forma il rafforzamento dell’Archivio nazionale delle tasse automobilistiche, l’ANTA, affidato al gestore del PRA e destinato a integrare informazioni regionali, dati delle pubbliche amministrazioni, versamenti PagoPA e strumenti di contrasto all’evasione.

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