Un’altra importante pagina di storia del governo Meloni. Il tanto “odiato” bollo dell’auto non si dovrà più pagare dal 2027 (vale per il 70% delle autovetture, quelle di piccola e media cilindrata). Una svolta, totale, mai avvenuta da quando fu introdotto oltre un secolo fa nonostante la proposta di Silvio Berlusconi che lanciò per la prima volta nel 2008.
Quali sono le sue origini
Nato ufficialmente come tassa di possesso e circolazione alla fine del Diciannovesimo secolo, si è evoluto nel corso degli anni diventando, da tributo statale legato alla circolazione, alla tassa automobilistica (regionale) sul possesso. Tutto ebbe inizio nel 1897, quando le auto in circolazione erano pochissime, con la prima tassa entrata in vigore con la Legge numero 318 del 22 luglio 1897.
Tutte le tappe del bollo auto
Tra i passaggi “chiave” di questa tassa c’è il 1926 quando arriva quello che viene considerato il primo vero “bollo auto” moderno, la cui riscossione è affidata all’Aci (Automobile Club d’Italia) che si occupa anche del Pra (il Pubblico Registro Automobilistico). Poco meno di 30 anni dopo, è il 1953, arriva la “tassa di circolazione”, che era strettamente legata all’uso delle auto sulle strade pubbliche. Poi, ecco che nel 1982 il bollo auto diventa una tassa di possesso: si paga perché si è intestatari di un veicolo e indipendentemente dal suo utilizzo o dal fatto che resti fermo in garage. Oltre a questo, viene introdotto anche il criterio della potenza dei veicoli espressa in kW.
La tassa in mano alle Regioni
Con il nuovo Codice della Strada (Decreto Legge n. 285 del 1992) nel 1992 vengono introdotte e definite le normative specifiche per le auto storiche, con riduzioni ed esenzioni per le auto d’epoca. Con gli Anni Duemila cambia ancora tutto: gestione e il gettito della tassa automobilistica vengono trasferiti dallo Stato alle Regioni a statuto ordinario, trasformandola in un tributo locale. Poi, nel corso degli anni successivi, questa tassa è stata legata alla potenza delle auto e impatto ambientale con sconti ed esenzioni per le auto ibride ed elettriche.
Le proposte di Berlusconi
L’abolizione del bollo auto fu proposta in passato da Silvio Berlusconi ma senza mai concretizzarsi. La prima volta che il ‘Cav’ lanciò l’idea fu nell’aprile 2008, alla vigilia delle elezioni politiche. “Abbiamo deciso di assumere l’impegno di abolire gradualmente, nel corso degli anni, la tassa sul bollo per auto, moto e motorini”, annunciò Berlusconi in tv. “Intendiamo abolire questa tassa gradualmente - fu la promessa - fino ad arrivare alle auto di una certa cilindrata, favorendo anche il cambio delle auto e incentivando le euro 4 meno inquinanti’’.
Berlusconi quell’anno rivinse le elezioni ma non riuscì mai ad abolire completamente la tassa. In compenso, eliminò l’Ici sulla prima casa, una misura rievocata oggi dalla premier Giorgia Meloni (allora ministra del governo guidato dal fondatore di Forza Italia) in conferenza stampa: “Lo schema ricalca quello che un altro governo di centrodestra, di cui ho fatto parte, ha usato per la casa: viene abolito il bollo sulla prima auto di proprietà fino a una determinata potenza dell’auto, cercando di concentrare su chi ha più bisogno”.
Berlusconi rilanciò l’idea e l’impegno a eliminare o ridurre la tassa di proprietà, in particolare per le utilitarie e le auto di piccola cilindrata, alle fine del 2017, nel programma elettorale per le elezioni politiche del 2018. Nel 2016 anche l’allora premier, Matteo Renzi, non chiuse la porta all’ipotesi di abolire il bollo auto sostituendolo con un aumento delle accise: “Non è una cattiva idea, ma intelligente e dall’utilità concreta perché in questo caso pagherebbe solo chi usa, consuma, inquina”, disse l’attuale leader di Iv commentando una proposta che era stata appena depositata.
La misura non fu, però, mai varata dagli esecutivi guidati da Berlusconi e nemmeno da qualsiasi altro governo.
