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Chat di condominio, quando i messaggi WhatsApp possono contare in caso di contenzioso

Dalle discussioni tra vicini al valore delle conversazioni in giudizio: perché contano il contenuto, il contesto e l’attendibilità degli screenshot

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Le chat WhatsApp sono ormai uno strumento utilizzato anche nei condomini per condividere informazioni, affrontare questioni comuni e discutere eventuali problemi di convivenza. Come accade nelle comunicazioni di persona, però, anche gli scambi digitali vedono nascere contrasti e incomprensioni, con messaggi che possono assumere rilievo quando una controversia arriva davanti a un giudice.

Il loro significato e le eventuali conseguenze giuridiche dipendono dalle circostanze concrete: parole utilizzate, destinatari e contesto della conversazione. Anche gli screenshot possono essere acquisiti come prova, ma la loro attendibilità e il loro valore devono essere valutati in relazione al caso specifico.

Messaggi offensivi e tutela della reputazione

Quando un’espressione lesiva della reputazione viene comunicata a più persone, il riferimento normativo è l’articolo 595 del Codice penale, che disciplina il reato di diffamazione. Non ogni espressione polemica o sgradevole, tuttavia, costituisce necessariamente un illecito penale: la valutazione dipende dal contenuto del messaggio e dalle modalità con cui è stato comunicato.

Un precedente che riguarda direttamente una chat WhatsApp condominiale è la sentenza n. 34145 del 2019 della Cassazione penale. Il procedimento prendeva in esame un messaggio relativo a un bambino, in cui veniva utilizzata un’espressione offensiva. La Cassazione ha ritenuto non corretta la valutazione del giudice di pace, che aveva escluso la portata offensiva dell’espressione, annullando la sentenza con rinvio per un nuovo esame.

La decisione non significa che ogni espressione polemica, o dai toni accesi, utilizzata in una chat costituisca diffamazione. Richiama, piuttosto, l’importanza di valutare il significato concreto delle parole utilizzate e il contesto in cui vengono comunicate, senza considerare automaticamente irrilevanti espressioni che possono ledere la reputazione di una persona.

Screenshot e conversazioni: quale valore come prova?

Le comunicazioni digitali possono essere utilizzate per ricostruire i fatti nell’ambito di una controversia. Gli screenshot, in particolare, possono documentare il contenuto di una conversazione, ma occorre considerare anche la provenienza e l’attendibilità della riproduzione.

Con l’ordinanza n. 1254 del 18 gennaio 2025, la seconda sezione civile della Cassazione ha ribadito che i messaggi WhatsApp e gli SMS conservati nella memoria di un telefono possono essere acquisiti come prova documentale anche attraverso riproduzioni fotografiche, come gli screenshot. La decisione richiama a sua volta l’articolo 2712 del Codice civile, relativo alle riproduzioni informatiche e alle altre rappresentazioni meccaniche dei fatti, che possono dare prova di quanto rappresentato, se la parte contro cui vengono prodotte non ne disconosce la conformità.

La pronuncia riguardava nella fattispecie una controversia commerciale relativa alla fornitura e all’installazione di serramenti, non una lite condominiale. Il principio sull’utilizzabilità dei messaggi WhatsApp come prova documentale può tuttavia essere rilevante anche in altre controversie, fermo restando che il peso del singolo messaggio deve essere valutato nel quadro complessivo degli elementi disponibili.

Per questo, conservare la conversazione nel suo insieme, anziché soltanto singoli messaggi estrapolati, può aiutare a ricostruire il contesto dello scambio. In caso di contestazioni, la provenienza e l’attendibilità dei contenuti restano aspetti da valutare: lo screenshot non rende automaticamente incontestabile ciò che mostra.

Il contesto della conversazione

Nella vita condominiale, una discussione sulle spese, un problema legato alle parti comuni o una critica all’operato dell’amministratore possono dare origine a scambi dai toni accesi. Per comprendere la portata di un messaggio, dunque, è importante considerare non soltanto la singola frase, ma anche ciò che l’ha preceduta e seguita.

Le chat possono rappresentare una risorsa per la comunicazione tra condòmini e, al tempo stesso, conservare traccia di scambi che assumono rilievo in caso di controversia. Il loro esame richiede però attenzione alle circostanze concrete, per non rischiare di equiparare automaticamente una discussione animata a un illecito, o di attribuire agli screenshot un valore probatorio incontestabile.

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