Come previsto dal Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028, l'Agenzia delle Entrate si prepara a effettuare una serie di verifiche a tappeto sui conti correnti degli italiani, alla ricerca di redditi non dichiarati.
Grazie all'individuazione di anomalie sui flussi bancari, coadiuvata dalle analisi incrociate sulle banche dati a disposizione del Fisco, sarà possibile focalizzare l'attenzione su situazioni potenzialmente a rischio evasione. Ma quale linea guida verrà seguita per far scattare questa attività di controllo? Il principio che guiderà le verifiche sarà quello della presunzione legale: ogni movimento di denaro non giustificato verso un conto corrente verrà considerato come reddito imponibile, per cui sarà il contribuente ad avere l'onere di provare il contrario. Ciò significa che, in assenza di giustificazione preventiva su un movimento ritenuto sospetto dall'Agenzia delle Entrate, il cittadino dovrà documentare che la somma contestata sia già stata tassata alla fonte, che risulti fiscalmente non rilevante, oppure che si tratti di operazioni non imponibili, quali ad esempio risarcimenti per "danno emergente", donazioni o regali, rimborsi spese per conto terzi o una somma derivante da una vendita tra privati (quando si tratta di una transazione occasionale e sporadica di beni personali usati effettuata senza finalità speculative).
Per poter ritenere non imponibile un movimento di denaro sospetto non sarà sufficiente dichiarare che si tratta di un prestito o una donazione da familiare, giustificazione spesso utilizzata, ma, come puntualizzato dalla Cassazione, per ogni operazione contestata andrà fornita una prova certa con tanto di precisa e puntuale documentazione che certifichi la data, e la natura della stessa nonché la provenienza del denaro. Sempre meglio, se si è in buona fede e si vogliono evitare lungaggini, realizzare una scrittura precedente la movimentazione del denaro. Qualora manchino le prove, la somma sarà ritenuta imponibile, dando avvio all'operazione di recupero dell'imposta con tanto di sanzione e mora.
Uno dei canali attraverso cui passano le verifiche del Fisco è l'analisi incrociata dei dati nelle mani dell'Anagrafe dei rapporti finanziari: il campanello di allarme si attiva qualora i software utilizzati per i controlli rilevino incongruenze tra lo stile di vita e le spese del contribuente e quello che risulta in dichiarazione. Fondamentali sono anche le segnalazioni che le banche sono tenute a fare all'Uif in caso di movimenti di denaro sospetti, per entità o frequenza, e non coerenti con le caratteristiche del proprio cliente. Anche un punteggio basso negli Indici Sintetici di Affidabilità (solitamente inferiore a 6 su 10), che segnala una scarsa affidabilità fiscale del contribuente a causa di anomalie o incongruenze rilevabili tra i ricavi dichiarati dal contribuente e le sue capacità di spesa, può far scattare i controlli.
Per quanto concerne i titolari di reddito d'impresa, l'onere della prova può essere richiesto non solo in caso di operazioni in entrata sul conto, ma anche in uscita. Come un accredito non giustificato diventa reddito imponibile per il Fisco, così un pagamento non rendicontato o un prelievo dal conto aziendale viene considerato come una somma usata per effettuare un acquisto di beni o servizi in nero, a meno che ovviamente non sia il diretto interessato a documentare il contrario dopo la richiesta di approfondimenti. Esistono comunque, in questi casi, delle soglie minime al di sotto delle quali non scattano i controlli da parte del Fisco, ovvero 1.000 euro al giorno e 5mila al mese.
Ancora differente è la procedura per l'Iva: a finire sotto la lente d'ingrandimento dell'Agenzia delle Entrate sono solo i versamenti, mentre i prelievi, come stabilito dalla Cassazione, non devono far pensare a corrispettivi di operazioni imponibili visto che da soli non comprovano una vendita non dichiarata dal titolare. Al contrario, invece, l'accredito ingiustificato e non rendicontato senza fattura può significare l'incasso di somme derivanti dalla vendita di beni o servizi che dovrebbero essere invece imponibili.
Il primo consiglio è quello di conservare ogni ricevuta o documento
inerente una movimentazione di denaro, inclusi i contratti o le scritture private precedentemente realizzate, che sarebbe sempre bene redigere per essere eventualmente pronti a fornirle come prove in caso di verifica fiscale.