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Dichiarazione dei redditi, spunta un calendario con doppio invio nel 2027: come avverrà e chi riguarderà la suddivisione

Estate per i saldi, autunno inoltrato per il monitoraggio: ecco cosa significherebbe lo sdoppiamento

Redditometro 4.0, ecco come il Fisco accerta i nostri redditi. Cosa c'è da sapere

Ipotesi rivoluzione per quanto concerne la dichiarazione dei redditi, che per la prima volta potrebbe essere frazionata nel tempo per suddividere gli adempimenti ed evitare così il consueto “ingorgo” estivo.

È questa l’ipotesi di lavoro finita al centro del dibattito sulle politiche fiscali e sulle prospettive della futura Manovra per il 2027: l’esecutivo sta vagliando con attenzione i vantaggi che si potrebbero ottenere col superamento dello storico modello unico di trasmissione, ipotizzando uno sdoppiamento strutturale della dichiarazione tra l’estate e il tardo autunno. La suddivisione in due tranches, pensata per rendere più scorrevole il calendario fiscale italiano, rischia tuttavia di scontrarsi con le perplessità delle categorie professionali, che hanno espresso un certo scetticismo sull’effettiva portata della misura di semplificazione. Ma come si verrebbe a delineare questo sdoppiamento? Alla base della proposta c’è la creazione di una netta demarcazione contabile e concettuale, con l’obiettivo di separare l’aspetto puramente monetario da quello statistico e informativo.

La prima parte di questo adempimento si verrebbe a collocare a luglio, con la definizione dei quadri liquidativi. I contribuenti e i loro intermediari sarebbero tenuti a compilare e trasmettere solo i dati strettamente necessari per determinare il reddito imponibile, definendo i ricavi, i costi deducibili e gli oneri detraibili. L’unico obiettivo di questa prima finestra sarebbe pertanto la quantificazione immediata dei saldi e l’invio dei primi acconti da versare tramite il modello F24, così da favorire l’afflusso delle entrate verso le casse dello Stato.

Entro il mese di novembre dovrebbe invece essere effettuato il secondo invio: in questo caso l’obiettivo fiscale è quello di fornire all’Agenzia delle Entrate tutto il pacchetto di informazioni necessarie per le attività di monitoraggio, accertamento e controllo. Nel modulo autunnale andrebbero a confluire i dati relativi al quadro RW (monitoraggio dei patrimoni e delle plusvalenze estero), la rendicontazione degli Aiuti di Stato fruiti, il prospetto delle perdite pregresse e i quadri conoscitivi che non impattano direttamente sul calcolo matematico del debito d’imposta.

Slitterebbe a novembre, ed è questo uno dei punti più contestati dagli operatori del settore, anche l’invio degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale. Gli ISA nascono per misurare il grado di fedeltà fiscale delle partite IVA e permettono spesso ai contribuenti di adeguare i propri ricavi dichiarati per migliorare il punteggio e accedere al regime premiale. Se la dichiarazione venisse divisa in due momenti distinti, a luglio andrebbe versato il saldo delle imposte dell’anno prima e l’acconto per l’anno nuovo, mentre a novembre verrebbero inviati i dati e la scheda ISA vera e propria.

Secondo il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro si verrebbe a creare un corto circuito: posto che a luglio dovrebbe comunque essere fatto il calcolo, se emergessero correzioni nel frattempo la base imponibile calcolata in estate non combacerebbe più con la scheda ISA di novembre. Il professionista dovrebbe riaprire la pratica in autunno, effettuare ricalcoli tardivi e inviare una dichiarazione correttiva, con il rischio per il contribuente di doversi veder richiedere integrazioni o rimborsi di imposte.

Ecco perché il governo starebbe già valutando se limare il meccanismo, magari unificando l’elaborazione degli ISA alla prima fase, o se procedere con un restyling più profondo dell’intero calendario fiscale.

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