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Occhio a come rispondi al Fisco: un errore potrebbe far aumentare le sanzioni

Ravvedimento operoso o accertamento con adesione, quale scegliere? Ecco cosa fare in caso di comunicazioni di Agenzia delle Entrate

Occhio a come rispondi al Fisco: un errore potrebbe far aumentare le sanzioni
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In caso di comunicazioni da parte del Fisco il contribuente ha 30 giorni di tempo per decidere come rispondere. Si può scegliere la strada del ravvedimento operoso, che permette di regolarizzare spontaneamente la propria situazione, beneficiando di una riduzione delle sanzioni, oppure optare per un accertamento con adesione, presentando istanza.

Qual è la strada migliore? Dipende da tanti fattori. Purtroppo trovare la via giusta è fondamentale, perché in caso di errore potremmo incorrere in sanzioni ancora più alte rispetto a quanto ci viene inizialmente contestato.

Ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso, come abbiamo detto, è un rapido strumento attraverso il quale è possibile regolarizzare omessi o insufficienti versamenti di imposte, così come altre irregolarità fiscali, in maniera del tutto spontanea. Questa scelta permette anche di beneficiare di una riduzione delle sanzioni. Più si è rapidi, meno ci sarà da pagare.

Quando l'irregolarità è di natura puramente tecnica, oppure non c'è modo di contestare la cifra dovuta, la soluzione migliore è scegliere questa strada. Chi procede con il ravvedimento entro 14 giorni deve pagare solo lo 0,1% per ogni giorno di ritardo, mentre chi rientra nei 30 giorni dovrà versare l'1,5%. La sanzione si riduce a 1/8 in caso di ravvedimento entro un anno. Si ha diritto a una riduzione anche se ci si ravvede dopo 12 mesi, in questo caso si parla di una riduzione a 1/7 o a 1/6. In questo anno, fra l'altro, gli interessi legali sono scesi all'1,6%.

Vi è inoltre la possibilità di ricorrere al cumulo giuridico, che consente di applicare una sanzione unica a chi commette diverse violazioni, invece di sommare aritmeticamente le singole sanzioni per ogni errore.

Accertamento con adesione

Questo altro strumento permette al contribuente di raggiungere un accordo con Agenzia delle Entrate a seguito della notifica di un atto o di un controllo. Si sceglie questa via quando la contestazione deriva da una valutazione discrezionale, non matematica e incontestabile. Può capitare, ad esempio, che il Fisco rilevi un reddito superiore a quello dichiarato, basandosi però su parametri induttivi, non effettivi. Sta al contribuente, in questo caso, dimostrare il contrario, portando ovviamente delle prove. In caso di vittoria del cittadino, si procederà con il calcolo delle imposte su base imponibile ridotta. Le sanzioni amministrative, inoltre, vengono applicate nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge. L'adesione può inoltre dimezzare le pene e cancellare quelle accessorie. Per quanto concerne il pagamento, è possibile dilazionarlo fino a 16 rate trimestrali di pari importo.

L’importanza della scelta

In sostanza, quale via è meglio percorrere? In linea di massima, in caso di contestazione certa e quantificabile, è consigliabile regolarizzarsi subito mediante ravvedimento operoso. Se invece il Fisco comunica delle irregolarità, individuate però mediante valutazioni discrezionali, allora può essere una buona idea cercare di ridurre la base imponibile, scegliendo l'accertamento con adesione. Attenzione, però, perché prendere questa strada presuppone una strategia solida.

È importante ricordare che tutto ciò che viene dichiarato in sede di accertamento può essere usato

contro lo stesso contribuente. Nel corso della verifica, infatti, possono essere aperti altri fronti di accertamento, specie se si presentano documentazioni non necessarie che possono tuttavia contenere delle insidie.

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