Il Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid), nato gratuitamente, gradualmente non lo è più. Certamente non da ieri, la comunicazione è stata già fatta a inizio 2026, ma più tempo passa e sempre più si avvicinano i tempi per versare la quota annua di abbonamento se non si vuole incorrere nella cancellazione delle credenziali di accesso.
Cosa sta cambiando
Dopo il primo anno gratis, si dovranno sborsare 6 euro per chi utilizza PosteID (l’account di Poste Italiane che possiede circa il 70% delle identità digitali attive in Italia). Già prima di Poste erano diventati a pagamento sia Aruba (maggio 2025) così come InfoCert (dal 28 luglio 2025). L’abbonamento dovrà essere pagato da chi ha lo Spid attivo da oltre un anno in base al gestore utilizzato.
Se è vero che il primi 365 giorni rimarranno sempre gratuiti per i nuovi iscritti, subito dopo (quindi al rinnovo) scatta l’abbonamento. Ogni operatore ha già scelto la propria cifra: per Aruba, ad esempio, si dovranno sborsare 4,90 euro più Iva, 5,98 con l’Iva inclusa per InfoCert.
Chi non dovrà (mai?) pagare
Questa norma non si applica né alla popolazione Over75 e neanche per i minorenni: per queste due categorie, lo Spid rimane gratuito (almeno per ora) anche dopo il primo anno.
Cosa effettuare il pagamento
Solitamente, prima della scadenza dell’anno di prova è il proprio gestore ad avvisare l’utente con una comunicazione: per le Poste, ad esempio, si può pagare il canone annuo direttamente sul portale Internet ma anche recandosi agli sportelli degli uffici postali. Chi decide di non pagare può rivolgersi a un diverso gestore che mantiene ancora gratuito questo servizio.
Come accennato, chi non dovesse rinnovare il canone vedrà disattivate le proprie credenziali. Chi decide di non pagare lo Spid può utilizzare, ad esempio, la Cie (Carta d’Identità elettronica) che si conferma la strada più solida per gestire i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione.
