Clinton fa coraggio a Tiger Woods: tieni duro

Non lo vuole più tra i piedi. Sono grande, papà, mi arrangio da solo, toglimi, ti prego, il fiato dal collo. Lewis Hamilton ha voglia di scoprire nuove emozioni e non di rivivere ogni giorno quelle di sempre. Fino a ieri a gestire il patrimonio economico della famiglia, cioè il suo, centotrentotto milioni di dollari solo d’ingaggio, era il padre Anthony. Adesso basta. Sono grande e non solo sui circuiti di formula uno: «Ho 25 anni ed è inevitabile arrivare prima o poi ad un cambiamento». É la vita che passa, i figli che diventano grandi, il nuovo che avanza. O forse no. In ogni caso devi smetterla di farti i fatti miei: «Ero felice che dei miei soldi si occupasse mio padre visto che mi fido ciecamente di lui». Ma adesso basta: «Sono un uomo e ora devo badare a me stesso. Sono in Formula 1 da un pò, non ci sarei riuscito senza mio padre. Ha fatto un lavoro fantastico, ma il suo compito è finito». É la forza e il dolore di essere giovani: si fa rapidi il conto con il passato, spiccioli di vita in fondo, e poi via verso l'orizzonte. Non è più la constatazione quotidiana della propria impotenza di quest’era bambocciona: è credere nella necessità del mutamento, è avere il coraggio di un mutante. Facile però fare a meno della paghetta quando si ha il conto in banca di una multinazionale.
Ognuno nel mondo della gente che piace ha il suo papà. Comodo come la lampada sul comodino. L’ingegner Bosco Leite, per esempio, del figlio Kaka è sempre stato attento ai guadagni ma anche alla moralità degli sponsor che lo accompagnano: niente partnership se non sono in linea con i valori della famiglia. Che sono quelli di fare soldi, dire bugie e non legarsi a nessuno. Oppure Richard Williams, un altro padre senza via di fuga. Venus, la più grande delle sue bambine, voleva diventare un’antropologa e Serena una veterinaria, a tutte e due piaceva studiare. Sono diventate tutte e due tenniste, le migliori sorelle del pianeta, per volere del papà allenatore che ancora comanda a casa come se non fossero mai cresciute. Si sono ribellate una volta sola, quando le ha iscritte senza avvisarle a un torneo in Florida. Ascoltata la richiesta di risarcimento, tale padre, tali figlie, lo hanno scaricato: «Non è il nostro agente, non può decidere i nostri appuntamenti». Bamboccione. Ma sono loro in fondo che mantengono papà.
Le radici non si possono strappare, ma quanto dolore da soffocare dentro per crescere. Steffi Graf per colpa del padre Peter, che era suo manager, rischiò la galera dove invece finì lui per frode fiscale: non volle più vederlo per anni. E fu la sua fortuna. Per liberare Jelena Dokic, la Wta, che gestisce il circuito internazionale del tennis, ha messo al bando come nel Far West suo padre Damir, violento, prepotente e alcolizzato cronico. Jelena usa lo sport per fuggire dal dolore: «Mi ha picchiato, ha abusato di me, è la peggior persona che ho incontrato nella mia vita». Ha 26 anni, ma già tanto passato.
Il tempo per certi padri non passa mai, il vuoto che ti rimane dentro, gli affetti negati, i rapporti impossibili, fanno a volte diventare bamboccioni i padri. La storia dello sci è piena di transfert freudiani: dal terribile padre allenatore di Girardelli a quello della Kostelic, il professor Ante, capace di dormire in macchina allo Stelvio pur di risparmiare per gli allenamenti dei figli Janica e Ivica, re degli slalom. Appiccicato come una figurina, il suo mondo, e quello dei figli, che finisce sull’uscio di casa.
Un altro che ha dovuto crescere in fretta è Macaulay Culkin, star a nove anni di «Mamma ho perso l'aereo», un patrimonio personale di oltre 50 milioni di dollari, gli incubi di notte e una fila di fratellini senza infanzia come lui. Del padre si è dovuto liberare a sedici anni e già che c’era ha ripudiato pure la madre, visto che la guerra all'ultimo sangue tra i due genitori per il diritto di gestire la carriera artistica dell'ex bambino Macaulay, aveva dilapidato il patrimonio intero. Papà fa parte della galera come le sbarre. Britney Spears ha chiesto aiuto a un giudice per liberarsi del suo, Jamie, che per legge ha il completo controllo sui suoi beni e le decisioni che riguardano la sua intera vita, visto che lei, Britney, di quella vita che sarebbe sua non ha il minimo controllo. Senza la firma del padre, non può praticamente quasi respirare. La libertà non ha mai saputo cosa sia, la felicità neanche. Difficile diventare adulti a 28 anni quando sei già vecchio.
Liberarsi dai padri serve a cambiare gerarchie, ad accettare diversità, a capire che il mondo si trasforma. Angelina Jolie lo ha fatto presto con il suo papà «da marciapiede», John Voight: non lo saluta nemmeno più, in fondo c’è sempre un altro posto per rifarsi una famiglia. «Ha dei seri problemi mentali» la parola di papà. Crescere lo prevede.