Il commento Date una piazza a Bozzoli, non al conformismo

Peccato. Valle di Nera, turrito borgo nell’umbra Valnerina, 419 abitanti e un sindaco che stava lì per lì per meritarsi un monumento, non passerà alla storia. Questi i fatti: una volta convenientemente lastricata, si trattava di dare un nome alla nuova piazza-parcheggio sorta in frazione Meggiano. Senza pensarci due volte, quasi per riflesso condizionato, un consigliere comunale di minoranza, Marco Morganti (eletto nella Lista civica «Un futuro per Valle di Nera»), buttò subito là i nomi di Falcone e Borsellino. «Falcone e Borsellino?», replicò il sindaco, il pidiessino Fausto Dominici (eletto nella Lista civica «Insieme per il Comune»). «A me non hanno fatto niente di male, ma cosa c’entrano con noi? Troverei più opportuno intitolare la piazza a Bozzoli Alessandro». Cioè al cittadino che donò a titolo grazioso al Comune il terreno sul quale sorge la piazza per ora senza nome.
Se il sindaco avesse tenuto duro - non lo ha fatto, purtroppo - lui e tutta Valle di Nera sarebbero entrati di prepotenza nel Guinness dei primati. Perché sarebbe stata la prima volta che un politico, un amministratore del bene pubblico, una carica istituzionale, diciamo, rifiutava di adeguarsi alla retorica dei luoghi comuni e alle sue insensatezze. Questo con tutto il rispetto possibile per Falcone e Borsellino, naturalmente: due eroi che tuttavia, come faceva notare il sindaco Dominici, con Valle di Nera poco ci azzeccano, per dirla alla Di Pietro. Mentre ci azzecca eccome Alessandro Bozzoli, concittadino generoso e di comprovato civismo. Sopra tutto in un borgo che mai dedicò piazze e vie - le quali si chiamano Via del Fosso, Via del Fiume, Via di Mezzo, via del Fondo eccetera - a illustri personaggi della storia e della patria cronaca.
Fatto sta che rivolto a Morganti e riferendosi alla sua proposta, Fausto Dominci liquidò l’uno e l’altra con un semplice eppure efficace: «Ma che sei scemo?» (espressione subito smentita ma immediatamente confermata da un Consigliere comunale, Leopoldo Dominici, il quale assicura d’averla udita con le proprie orecchie). Tuttavia, la parte scema - sia detto senza offesa, ma così, tanto per intenderci - tornò numerosa alla carica, forte anche dell’appoggio di parte della popolazione che non voleva rinunciare ad avere nel borgo un alcunché, piazza o vicolo poco importa, titolato a Falcone e Borsellino. Il povero sindaco, non certo un cuor di leone, pensò dapprima di cavarsela annunciando che avrebbe istituito una apposita commissione chiamata a indicare, in piena libertà e autonomia, va da sé, il nome al quale dedicare la piazza-parcheggio. Però, resosi evidentemente conto che la proposta era scema - anche qui detto sine ira et studio, ma sempre tanto per intenderci - finì per rinunciarvi. E non trovando il coraggio per imporre le proprie ragioni, riconosciuto «l’alto valore ed insegnamento dei due magistrati» trovò giusto che a costoro e non al concittadino mecenate fosse titolato il periferico piazzale.
Valle di Nera esulterà, dirà che la titolazione politicamente corretta la pone finalmente nel novero dei Comuni «europei», socialmente e civilmente avanzati. Mentre è solo una resa incondizionata all’ipocrisia perbenista sinceramente democratica e all’ottusità del pensiero di massa. Peccato, dicevo, che il sindaco Dominici abbia alzato bandiera bianca. Se non lo avesse fatto, avrebbe potuto orgogliosamente elevare quello da lui amministrato a Comune deconformizzato. Con tanto di cartello all’ingresso del borgo.

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