Il commento Raccontate la verità, ma ascoltate il cuore

CASO BOFFO Il credente sa che l’errore va confessato, così non ci sono illazioni, né si butta benzina sul fuoco

Il commento Raccontate la verità, ma ascoltate il cuore

Quante parole dette e ridette con quel «sapore» di polemica o avversione che non fa bene. Le polemiche cozzano con la verità e le opinioni, per non rompere una relazione, devono possedere un principio antico, ma sempre attuale: il rispetto dell'altro. Anche se la verità dei fatti deve essere detta. Il Vangelo dice che quest'ultima verrà proclamata sui tetti. Ma la verità ha bisogno della sensibilità per essere detta, gridata. Pascal sostiene che «il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce».
Sta proprio in queste «ragioni» del cuore l'invito che faccio al direttore del Giornale e agli altri di ascoltarsi per poter dire ciò che vale per la crescita di tutti. È la sensibilità che spinge verso le persone per consigliarle, correggerle. È la sensibilità che rende chiare, attendibili le notizie riportandole su un giornale, in tv; è la sensibilità che sostiene la sincerità ed evita coperture, controsensi.
Siamo in molti purtroppo a sottovalutare questa «forza del cuore» e a non attendere alla sua affermazione e crescita. Confondiamo la sensibilità con la debolezza o la riteniamo un dono esclusivo di qualcuno. Tutti abbiamo la possibilità di «sentire» tutto ciò che siamo e viviamo, basta impostare nel modo giusto la nostra mente che non può esaurire la sua attività solo nel capire e nel dire o scrivere. È riduttivo per la mente conoscere per dire, pubblicare una notizia per far conoscere la verità che spesso si presenta come una vetrata andata in frantumi di cui ognuno possiede un pezzo, ritenendolo tutta la verità. La nostra mente ha bisogno di «innamorarsi» di ogni notizia e poi approfondirla e farla conoscere, preceduta magari da quei necessari avverbi: «forse», «mi sembra»...
È davvero importante «la saggezza del cuore», risulta una impostazione mentale che ci fa entrare in sintonia con il mondo interno ed esterno. È come un «abito» ottenuto dai vissuti e, di volta in volta, sfoggiato per rendere le notizie un indizio da analizzare e non assolutizzare o peggio nascondere. La persona sensibile conserva la memoria delle sofferenze ricevute ed è attenta a non far soffrire... La nostra psiche ha tanto bisogno di sensibilità quanto di idee. Ma allora bisogna sorvolare i fatti, lasciare che il tempo li copra d'oblio? I fatti vanno fatti conoscere, soprattutto da chi ne è responsabile. I credenti sanno che gli errori vanno confessati, detti. Non ci sarebbero tante illazioni da una parte e tanta omertà dall'altra, se si dicessero i propri errori con quella dose d'umiltà che premia la maturità. Non avviene purtroppo. E allora le parole diventano come «pallottole» d'ambo le parti che feriscono, «uccidono»... Nel caso in questione di questi ultimi 15 giorni, Feltri-Boffo, (ho riflettuto fino a questo momento), tutto sarebbe tornato a vantaggio della crescita del cittadino se fosse entrata in gioco la «sapienza del cuore». Non è stato possibile. Gli stessi quotidiani e settimanali, le stesse trasmissioni televisive hanno buttato benzina sul fuoco. Con quale risultato? Lascio al lettore le conclusioni. Io sono una persona che desidera, dopo aver vissuto tanti anni, un po' di serenità, d'intesa e concordia tra le persone. E come me ce ne sono tante...
So solamente che l'uomo sensibile (credente o no) piange e sorride, spera e dispera, ma ama sempre però. Insomma è un uomo attaccato alla realtà soprattutto con i suoi sentimenti. Qualcuno si chiede se queste caratteristiche dell'uomo sensibile, vanno supportate da alcune modalità di convivenza, ossia se esiste l'arte della sensibilità. Certamente, la sensibilità ha bisogno di alcuni accorgimenti per evolvere e maturare: il riconoscimento dei propri errori, del bene dell'altro, del rispetto, della correzione fraterna, del perdono. Parliamo, infatti, di tutto meno che delle nostre risonanze affettive, delle nostre esperienze di gioia e di dolore. Non basta quindi «abbassare i toni», se non si alza, da parte di tutti, questo «sentire interiore».
*Fondazione Promozione e Solidarietà Umana