A Como nozze civili in lumbard: gli sposi infastiditi dai curiosi

In Comune il primo rito celebrato in dialetto da un assessore leghista. Folla di curiosi per assistere

A Como nozze civili in lumbard: 
gli sposi infastiditi dai curiosi

Como - Loro volevano un matrimonio celebrato in dialetto lombardo. L’assessore però non ha potuto accontentare gli sposi senza rispettare quanto prevede la legge. Il risultato è stato che le nozze si sono svolte quindi sia nella lingua italiana che in lombardo. Alla fine tutti contenti con applausi e lancio di riso. "Volevano una cerimonia riservata - racconta l’assessore comunale all’Ambiente, Diego Peverelli - e mi avevano contattato da tempo, visto che non li conoscevo, perché fossi proprio io a celebrare nella loro lingua madre. Sì perché la lingua madre per me è il comasco, non l’italiota".

Le nozze in vernacolo Il 3 settembre 2009 sarà ricordato come il giorno del primo matrimonio in dialetto a Como. A celebrarlo il leghista Peverelli, al quale gli sposi, una coppia di mezza età, si erano rivolti con quella richiesta precisa. L’amministratore lumbard, in verità, ha tentato di sviare la curiosità scoppiata nei giorni scorsi, negando una tale eventualità. Ma in mattinata alla celebrazione in comune c’erano anche diversi curiosi e alcuni giornalisti. Così la cerimonia si è svolta secondo tradizione, ma in doppia lingua. Compresa la parte fondamentale del matrimonio civile, la lettura gli articoli 143, 144 e 147 del codice civile (diritti e doveri reciproci dei coniugi, indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia e doveri verso i figli). Peverelli li ha letti in italiano, poi li ha ripetuti in dialetto lombardo.

Al vaglio una proposta di legge Per il momento non si è potuto fare di più, in attesa che venga presa in considerazione una recente proposta di legge del deputato del Carroccio Pierguido Vanalli intitolata "Introduzione dell’articolo 107-bis del codice civile per la celebrazione di matrimoni in lingua locale". Peverelli è già stato protagonista di decisioni che hanno provocato l’interesse dei giornali. Sua un anno fa l’idea di registrare il centralino telefonico del Comune di Como anche in lingua locale. Anzi ha inciso personalmente il messaggio: "Se ta v'ret parlaà cun l’operaduù schiscia ul quater". "La Rai il romanesco - continua Peverelli - ce lo fanno sentire da mattina a sera, così come il napoletano, ma se ci si azzarda a trasmettere un concerto in comasco di Davide Van de Sfroos all’una di notte il giorno dopo arriva un’interrogazione parlamentare. Questo per me è razzismo nei confronti del Nord".

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