«Comprare è un bel rischio meglio aspettare ancora»

Cernobbio (Como)«Noi preferiamo aspettare prima di pensare ad acquisizioni, pur avendo un livello di debiti che ce le permetterebbero. Perché è troppo presto per vedere con chiarezza il futuro prossimo». Non si fa illusioni Francesco Caltagirone, presidente della Cementir che incarna la «gamba» industriale più pura tre le altre (l’immobiliare, l’editoria e la finanza) del gruppo che fa capo al padre Francesco Gaetano. Il più emergente, in questi anni, nel gioco tra i grandi poteri. E pure il più liquido.
Dall’osservatorio del cemento, ingrediente base per la ripresa, che impressione si ha di questa fase congiunturale?
«È vero, nella domanda di un settore significativo come questo, qualche rimbalzo lo vediamo. Ma in un mercato che ha perso il 30% dei consumi in due anni, anche una ripresa del 5% non muove di molto le acque».
Non potrebbe essere l’inizio?
«D’accordo, ma il punto è che veniamo da dieci anni nei quali si erano create condizioni straordinarie di stimolo alla produzione e ai consumi. Basta pensare ai tassi d’interesse, che in questo decennio sono crollati, dal 15 al 5%. Ora stanno scendendo ancora, ma i margini sono quelli che sono. Non vedo all’orizzonte una spinta così forte come quella che ha preceduto la crisi. Detto questo, la fase è giusta per continuare a ristrutturare e guardarsi in torno».
Aspettando la tempistica più opportuna, dunque. Nell’ultima assemblea di maggio ha detto niente operazioni fino al 2011-12. Nel frattempo?
«Nel frattempo c’è l’opportunità di studiare bene il mercato, di contenere i costi e rafforzare l’azienda, prepararla a creare valore. Un po’ come abbiamo fatto quando sono entrato in Cementir, nel ’95: abbiamo ridotto la forza lavoro da mille a 500 addetti. Ma poi l’abbiamo elevata di nuovo a mille. Oggi, dopo le riduzioni recenti, siamo comunque sopra i 3.200 dipendenti. E vale l’esempio della Turchia: ci siamo andati quando era un Paese in crisi, non attirava nessuno. Oggi in Turchia abbiamo un pezzo fondamentale della nostra attività, che produce, vende e crea valore».
Il gruppo Caltagirone è il protagonista emergente della finanza. In Generali state crescendo ancora, avete quote in Mps e Acea. È un passaggio evolutivo «obbligatorio» del sistema italiano?
«No, è un discorso di opportunità. D’altra parte il gruppo dispone di molta liquidità che va investita al meglio, anche per poi accompagnare i manager nello sviluppo delle società in cui entriamo. Le strategie di mio padre sono chiare: tutte le nostre partecipazioni sono state costruite a prezzi di carico molto bassi. Dopodiché i salotti buoni cambiano, riflettendo l’alternanza della leadership dei grandi gruppi nel sistema economico nazionale».

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