Le comunità montane? Che salasso

SPERPERI Alla X (Aniene) che raggruppa 31 comuni con 40mila abitanti in tutto, sono in carica ben 93 consiglieri e 10 assessori

Efficaci, efficienti, fonte di economia o luoghi di sperpero di denaro pubblico? Questo è il dilemma che riguarda le 22 comunità montane del Lazio - tutte in mano al centro-sinistra - destinate ora a subire una drastica cura dimagrante. Istituite nel 1971 tramite legge nazionale, al fine di frenare lo spopolamento e risanare l’economia, oggi si può dire che le comunità montane, che nel Lazio hanno visto la luce con la legge regionale n.9 del 1999, hanno in gran parte fallito i propri obiettivi.
Non per nulla il disegno di legge sul Codice delle autonomie, approvato dal Consiglio dei ministri, ne ha previsto la soppressione. Ma le comunità montane «rischierebbero» di rimanere a galla come associazioni di natura privata. Non mettiamo, però, il carro davanti ai buoi. Guardando indietro, l’esempio più lampante degli sprechi che hanno caratterizzato questi enti, più simili a lenti carrozzoni che a veloci locomotive, è dato dalla X Comunità, l’Aniene, che con i suoi 31 comuni è la più grande del Lazio. «Con una legge speciale, due anni fa si tentò di tirare su, con un finanziamento triennale di 4,5 milioni di euro, una delle zone più depresse della provincia di Roma, buttata giù da un forte decremento abitativo - spiega il consigliere regionale del Pdl, Francesco Lollobrigida -. Ebbene, di quei soldi ancora oggi non è stato speso nemmeno un euro, a causa della mancanza di progetti». Per non parlare dei curiosi viaggi a Cuba, che ospita territori non propriamente montuosi, e che, da otto anni a questa parte, annualmente qualche consigliere delle comunità piacevolmente si concede.
Ma il parametro migliore per capire l’eccessività delle spese è dato dal personale che assorbe la maggior parte dei costi delle comunità. Solo a titolo di esempio, sempre nella Valle dell’Aniene, nonostante i 40mila abitanti complessivi, ci sono ben 93 consiglieri più 10 assessori: il raffronto con una città come Roma, che conta all’incirca 4 milioni di abitanti, e che prevede solo 60 consiglieri e gli assessori in un numero da 10 a 4, è impietoso. Così non c’è da sorprendersi se le 22 comunità del Lazio, che raggruppano 240 comuni, danno incarichi a 650 consiglieri. E se poi si aggiunge che, non di rado, le funzioni degli organismi montani si sovrappongono a quelle delle 23 unioni di Comuni sparse nella regione, la frittata è fatta. «Un altro esempio di spreco - prosegue Francesco Lollobrigida, che alla Pisana ricopre l’incarico di vice-presidente della commissione Lavori pubblici e Mobilità - è l’XI Comunità Montana, Castelli Romani e Predestini, dove sono stati concessi finanziamenti a pioggia alle associazioni culturali e poi, all’interno del piano di sviluppo socio-economico, non sono stati realizzati, come promesso, i sistemi bibliotecari».
Nell’anno 2008, come risulta da dati ufficiali della Regione, le spese non sono state di poco conto. Ben 2 milioni di euro sono andati a finanziare «progetti speciali integrati», 1 milione di euro è stato stanziato per le spese di funzionamento e 150 mila euro solo per l’allestimento del Salone della montagna. A queste vanno aggiunte tutte le spese del personale e varie altre voci per un importo che si avvicina ai 15 milioni di euro. Ma se da tempo si parla dell’abolizione di questi enti, al momento è stata solamente approvata, a dicembre 2008, una legge sul contenimento della spesa e sul riordino degli organismi montani che non cambia granché le carte in tavola. È vero che è prevista la riduzione a 14 dalle 22 comunità attuali, che si è calcolato un risparmio di 2 milioni di euro annui, però qualche perplessità rimane. Non si capisce, per esempio, perché debbano rimanere le comunità con territorio montano e connessa popolazione superiore al 50 per cento. Come accade spesso, rimane da augurarsi che quello che esce dalla porta non sia destinato a rientrare dalla finestra.