Per il Consiglio di Stato un’agenzia legale diventa una scommessa

Quale futuro per il titolo concessorio? La domanda sorge legittima dopo la sentenza emessa lo scorso 26 agosto dal Consiglio di Stato. La Sesta Sezione, presieduta dal magistrato Barbagallo, ha confermato la decisione del Tar della Liguria che, a marzo, aveva sospeso per vizio di forma un provvedimento della Questura di Roma in relazione alla chiusura di un ctd Goldbet. A nulla sono valsi, quindi, i ricorsi del ministero dell’Interno e della Questura di Roma contro la decisione del tribunale amministrativo. Ma quel che più interessa è la motivazione alla base dell’ordinanza. In essa infatti si legge: «Ritenuto che l’ordinanza impugnata resiste alle censure formulate con l’appello, dovendosi ritenere sussistenti nel caso di specie, almeno a un primo sommario esame, i presupposti relativi alla necessità della comunicazione di avvio del procedimento; che, ad ogni buon conto, la semplice carenza di titolo concessorio non appare, di per sé, inibitoria dell’espletamento dell’attività espletata dall’appellato; respinge l’appello cautelare».
Una sentenza importante, da studiare e valutare in profondità, per le evidenti implicazioni di natura giuridica sullo «stato dell’arte» dei tanti ctd presenti sul territorio italiano. Se la concessione, come appare nell’ordinanza del Consiglio di Stato, non rappresenta un valore fondante nell’attività di raccolta delle scommesse, viene a cadere un pilastro delle norme che regolano nel nostro Paese il settore dei giochi. Diverso sarebbe stato il discorso se la Sesta Sezione avesse confermato il provvedimento del Tar della Liguria solo per vizi procedurali da parte della Questura di Roma. Il fatto risale al 1° ottobre del 2008 quando il ctd in questione venne chiuso per mancanza di titoli dagli organi di Pubblica Sicurezza che lo considerarono anche fonte di pericolo pubblico.
«Siamo in presenza di un segnale importante che evidenzia come evidentemente il Consiglio di Stato non riconosca alla concessione italiana quel significato di gioco sicuro sostenuto da Aams», è il commento dell’avv. Maria Teresa Parrelli che, insieme al collega Marco Ripamonti, ha tutelato gli interessi del ctd romano. A Palazzo Mastai si tiene a sottolineare che la sentenza ha un valore relativo: «Si tratta di un provvedimento cautelare che prende il via da un vizio di forma e non entra nel merito, basta leggere il testo in questione». La valutazione del Consiglio di Stato ha comunque stupito i vertici di Aams in relazione al fatto che l’Unione Europea, proprio a inizio anno, aveva riconosciuto che il sistema concessorio, operante in Italia, è assolutamente legittimo e che le regole da seguire, specie di natura fiscale, sono quelle del Paese in cui si effettua la raccolta. L’episodio dimostra ancora una volta la necessità, propugnata più volte dall’europarlamentare Mario Mauro, di varare una norma comune a tutti i Paesi membri in sede comunitaria. Lo impone, fra l’altro, il gioco online di sua natura soprannazionale, direi universale.