Tra le correnti del centrodestra in Campania è lotta fratricida

RomaLa guerra che nel Pdl in Campania si combatte senza esclusione di colpi a suon di veleni, sgambetti e accuse reciproche, vede contrapposti da mesi il potente coordinatore regionale, nonché sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino e il finiano vicepresidente dei deputati Italo Bocchino. Un duello antico che, pur rischiando di avere effetti autolesionistici, vista la forza della candidatura piddina di Vincenzo De Luca, ogni giorno ha nuovi sviluppi.
Le ultime tossine si sono sparse sulla composizione delle liste, grana che ha perfino coinvolto i due big Berlusconi e Fini e su cui la Dda di Napoli ha già aperto un’indagine conoscitiva. Scintille, soprattutto, sui nomi chiacchierati dei salernitani Alberico Gambino e Fernando Zara: il primo condannato in primo grado per peculato come sindaco di Pagani, il secondo sotto processo per corruzione. Considerati uomini vicini al presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli e quindi al coordinatore Cosentino, sono stati il veicolo dell’accusa dei bocchiniani, riassumibile nel «hai voluto gente con la fedina non immacolata». La risposta non s’è fatta attendere, sottolineando che altri hanno spinto per uomini poco cristallini. Riferimento chiaro a Pietro Diodato, sponsorizzatissimo da Italo Bocchino e dal ministro Mara Carfagna, cugino di un chiacchierato capo rivolta contro l’inceneritore di Acerra e ritenuto affiliato della Nco di Raffaele Cutolo; ma anche marito e fratello di due alti dirigenti della Romeo Service, coinvolto in un’inchiesta sui rimborsi spese della Regione.
Le reciproche accuse di appoggiare i cosiddetti «impresentabili» si sono trasformate in colpi bassi sulla vicenda Roberto Conte, candidato nella lista «Alleanza di popolo», apparentata con il centrodestra. Conte, consigliere regionale ex Verdi, ex Margherita, ex Pd, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione di stampo mafioso, nelle ultime ore s’è trasformato in polpetta avvelenata per le due fazioni contrapposte bocchiniani/cosentiniani. «Candidatura indecente», ha tuonato, tifosa di Bocchino, la ministra Carfagna da New York; «Io i suoi voti non li voglio», s’è imbufalito il candidato governatore Stefano Caldoro, facendo intendere attraverso i suoi uomini che l’inserimento di Conte sarebbe stato frutto di un «blitz» di Cosentino e del presidente della Provincia, Luigi Cesaro. Un calcio negli stinchi di Cosentino che è andato su tutte le furie: «Ma io che cosa c’entro? Io firmo solamente le liste del Pdl, non quelle collegate. Se c’era qualcuno che doveva controllare meglio gli apparentamenti questo era lo staff politico di Caldoro». Uno a uno palla al centro. E Caldoro: «Quel nome è stato inserito a tradimento e io ho firmato solo i contrassegni elettorali». Un caso, quello dell’«appestato» Conte, che imbarazza tutta la coalizione, Udc inclusa. Già, perché il leader di Alleanza di popolo, Alfonso Luigi Marra, ex candidato udiccino alle Europee, a sentire lo sdegno dei centristi su Conte non ci sta e attacca: «A Pier Ferdinando Casini, che era a conoscenza della situazione che riguardava Conte, consegno la palma dell’ipocrisia».
Scontro antico quello tra Bocchino e Cosentino. Prima ancora che a quest’ultimo arrivasse la richiesta d’arresto dalla procura di Napoli con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, il primo aveva già manifestato le sue perplessità sulla sua candidatura a governatore della Campania durante il summit dei parlamentari campani: fu il solo assieme al ministro Carfagna contro il generale appoggio al coordinatore, dove perfino il deputato Gianfranco Paglia, in carrozzina perché paralizzato dal 1993, dichiarò a Berlusconi «Presidente, se potessi mi alzerei in piedi per Cosentino». Poi vennero i pressing di Fini su Berlusconi: via Cosentino, dentro Caldoro, sì all’accordo con Casini e via libera alla candidatura dell’udiccino Domenico Zinzi alla Provincia di Caserta. Rospi che Cosentino ha inghiottito a fatica, arrivando a dimettersi da tutto: sia dall’esecutivo sia dal ruolo di coordinatore regionale. C’ha poi pensato Berlusconi a dissuaderlo e convincerlo a restare in prima linea per combattere la guerra elettorale sotto il Vesuvio. «Il premier mi ha convinto - disse una decina di giorni fa Cosentino -: resto in sella e ho già stretto la mano al centrista Zinzi». Non è dato sapere a quando la stretta di mano con Italo Bocchino.