Così il cinema interroga la nostra Storia

Ernesto Nicosia, fondatore e direttore del Santa Marinella Film Festival che si inaugurerà il 19 luglio per concludersi il 25, ha le idee chiare su ciò che è derivato al popolo italiano dall’evento che, nel 1943, accadde proprio il 25 luglio: «Per riappacificare gli animi occorre prendere in considerazione le due posizioni della guerra civile 1943-1945». È perciò che quest’anno i film di maggior risalto, almeno per chi non è un cinefilo, in questa rassegna sono il recente e discusso Il sangue dei vinti di Michele Soavi, ispirato da un episodio del saggio omonimo di Giampaolo Pansa, e il remoto e altrettanto discusso Anni difficili di Luigi Zampa, un classico del 1947 tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati Il veccchio con gli stivali, ora restaurato dalla Cineteca Italiana di Milano.
All’inaugurazione del Festival ci sarà il dibattito fra Carlo Lizzani, fascista, poi comunista con la stessa intelligenza e lo stesso rispetto del prossimo; Ernesto G. Laura, storico del cinema d’impronta democristiana; e Domenico Fisichella, scienziato della politica d’impronta reazionaria, ma capace di essere democratico più di tanti fautori dei regimi egualitari.
Perché questa scelta del Festival di insistere sul cinema e sulla storia? «Perché - dice Nicosia - la Storia non va imparata a memoria, ma va analizzata, per capire le motivazioni che hanno portato a quel risultato. Occorre che ognuno riconosca pregi e difetti degli altri. E già nel Gobbo, mezzo secolo fa, Lizzani aveva raccontato la contiguità fra una certa resistenza e una certa delinquenza; poi, nel film-tv Maria José, regina d’Italia, sempre Lizzani aveva esaminato l’armistizio, con l’eventualità che il principe Umberto partecipasse alla resistenza contro l’occupante tedesco».
«L’anno prossimo - prosegue Nicosia - pensiamo di riesaminare l’unità d’Italia sotto l’egida dei Savoia. Se essa fosse partita dal sud, forse l’unità sarebbe stata diversa. Il cinema se ne è occupato da Bronte di Florestano Vancini e I vicerè di Roberto Faenza.
Quanto agli intenti estetici della manifestazione, Nicosia dice: «Il Festival è nato per dare visibilità al cinema italiano d’autore, specie ai giovani, decisi a svincolarsi dai condizionamenti dei distributori. Al pubblico giunge solo il film con attori noti e lieto fine, il contrasta spesso con le esigenze artistiche. Cerchiamo dunque o anteprime o film che considerati opere d’interesse culturale. Abbiamo per esempio Dall’altra parte del mare di Jean Sarto, Becket di Davide Manuli, ispirato a Aspettando Godot, L’uomo giusto di Tony Trupia, ispirato a Umberto D., dove un pensionato italiano s’affeziona a una badante, che si rivelerà però meno affidabile di quanto lo fosse, nell’archetipo, il cagnolino».

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