Così il ministro si difese coi pm: «Mai preso soldi»

MilanoUn conto da aprire, una casa da trovare, un candidato sindaco da sostenere. A tanto, spiega Roberto Calderoli nel suo interrogatorio davanti al pm milanese Eugenio Fusco, si riducevano i suoi rapporti con Gianpiero Fiorani e la Banca Popolare di Lodi. Mai vista una lira: «Io non ho mai ricevuto da Brancher la somma che mi viene contestata», dichiara a verbale Calderoli il 15 maggio 2009. La somma, cioè, che Fiorani dice di avere dato a Brancher e che quest’ultimo (sempre secondo il racconto di Fiorani) disse che avrebbe spartito con Calderoli.
«Conosco Donato Patrini (braccio destro di Fiorani, ndr) che mi fu presentato da Fiorani quando entrambi vennero presso la sede della Lega in via Bellerio perché era mia intenzione aprire come persona fisica un conto corrente presso la Popolare di Lodi (...) Con Patrini ho avuto un paio di ulteriori incontri a Milano e a Roma nel corso dei quali gli chiesi la gentilezza di interessarsi per un immobile in Lodi da acquistare o prendere in affitto. Non se ne fece nulla perché l’esigenza era legata principalmente a un desiderio della mia ex moglie che poi si trasferì a Milano. Successivamente ho chiesto al Patrini di fornirmi ragguagli in merito alla apertura di un mutuo per acquistare un immobile in Bergamo». Il mutuo, spiega Calderoli, poi lo feci con Unicredit. Patrini sostiene di avere consegnato una prima tranche di denaro a Brancher, che lo avrebbe diviso con Calderoli. Ma il ministro replica: «Il successivo passaggio da lui a me non è specificato in atti, pare a me poi paradossale ricevere una somma illecita proveniente dalla Lodi in un periodo in cui ricevevo a titolo personale una importante apertura di credito e come esponente della Lega un mutuo di più di 1,5 milioni».
Ma la parte più delicata è quella in cui il pm chiede a Calderoli dell’incontro con Brancher, Fiorani e altri nel maggio 2005, al termine del quale un funzionario della banca si sarebbe appartato con Brancher e gli avrebbe consegnato un’altra busta da dividere col ministro. Fiorani aggiunge che, nel comizio che tenne poco dopo, Calderoli si sdebitò facendo un vibrante intervento a difesa della Popolare di Lodi.
Dice Calderoli: «A Lodi era prevista la presentazione del candidato sindaco della Lega, Mauro Rossi, segretario provinciale della Lega nonché dipendente della Bpl. La Bpl aveva messo a disposizione il salone principale per la presentazione di Rossi. Proprio in segno di ringraziamento per questa ospitalità io, Brancher, Rossi e l’onorevole Gibelli siamo andati a salutare Fiorani nel suo ufficio (...). Fiorani colse l’occasione anche per parlare dell’operazione Antonveneta, la presentava come una operazione perfettamente legittima tanto che noi tifavamo per lui».
Il pm chiede se al momento dell’uscita dagli uffici della banca Brancher sia rimasto indietro rispetto al resto del gruppo. «Io ero davanti di sicuro, anche per il cerimoniale. Quello che è accaduto alle mie spalle non ho potuto vederlo e quindi non posso narrarlo». Il pm: in quella occasione, subito dopo il comizio o anche nei giorni successivi, Brancher le ha dato una somma più o meno di centomila euro magari anche in relazione alle spese elettorali? «Brancher non mi ha mai dato denaro, né per fini elettorali né per fini personali». E come si spiega, allora, il vigore con cui, nel comizio, prese le difese della banca di Fiorani? «Era il minimo che io potessi fare visto che il nostro candidato era un suo dipendente e noi eravamo stati ospitati presso la banca».
Il ministro leghista, insomma, nega tutto. E cosa sia accaduto davvero quel giorno a Lodi diventa impossibile da ricostruire. Fiorani diede davvero i soldi a Aldo Brancher? E Brancher disse davvero che avrebbe diviso la somma con Calderoli? Per sciogliere il nodo, il pm Fusco invita anche Brancher a presentarsi in Procura per farsi interrogare. Ma l’esponente del Pdl declina l’invito. Così, in mancanza di qualunque riscontro, Fusco chiede e ottiene che il gip archivi l’indagine a carico di Calderoli.

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