A Cremona basterà un prete per assolvere chi ha abortito

L’iniziativa del vescovo: dal 9 al 23 aprile a chi confesserà di aver interrotto la gravidanza verrà annullata la scomunica

Andrea Tornielli

È un piccolo grande «regalo», che il vescovo ha voluto fare a tutti coloro che desiderano sgravarsi la coscienza da quello che la Chiesa considera uno dei peccati più gravi e riconciliarsi con Dio in occasione della Pasqua: monsignor Dante Lanfranconi, che dal 2001 regge la diocesi di Cremona, ha emanato un decreto grazie al quale per quindici giorni, dal 9 al 23 aprile, vale a dire dalla domenica delle Palme alla seconda domenica di Pasqua, per chi confessa il peccato di aborto sarà più agevole ottenere l’assoluzione.
Il decreto del vescovo Lanfranconi stabilisce infatti che durante quelle due settimane ogni sacerdote della diocesi (che conta 223 parrocchie) possa dare l’assoluzione, annullando la scomunica che scatta per chi procura l’interruzione volontaria di gravidanza: una categoria di persone che comprende anche chi vi coopera direttamente o indirettamente, vale a dire medici, infermieri, ostetriche e il marito o il compagno della donna che si sottopone all’intervento. L’assoluzione potrà essere data anche dai preti che si trovano occasionalmente nel territorio della diocesi di Cremona a svolgere il loro ministero durante le festività pasquali.
«Fin dal primo secolo - si legge nel Catechismo - la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale». Proprio a motivo della gravità del peccato, la Chiesa «sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana». Per questo come per altri «peccati riservati», il potere di dare l’assoluzione è del vescovo, che solitamente delega soltanto alcuni sacerdoti per questo compito: a Cremona, oltre a monsignor Lanfranconi, possono dare l’assoluzione il penitenziere della cattedrale Angelo Talamazzini e i confessori del santuario di Caravaggio. Visto che nel periodo pasquale aumenta il numero di fedeli che si accostano alla confessione e anche il numero di coloro che confessa il peccato «di interruzione volontaria della gravidanza o di cooperazione diretta ad essa», ecco che il vescovo ha deciso di concedere la facoltà di assoluzione a tutti i preti della diocesi. Si tratta di una possibilità prevista dal Codice di diritto canonico. «È una prassi per i vescovi concedere questa facoltà in determinati periodi - ha detto il vicario generale di Cremona, monsignor Mario Marchesi -. Lo si fa per agevolare l’accostamento al sacramento della confessione».
Il decreto di monsignor Lanfranconi non può essere dunque considerato in alcun modo uno «sconto» o un allentamento della posizione della Chiesa, che condanna nettamente l’aborto, come è stato ripetuto più volte in questi mesi anche da Benedetto XVI. La fermezza nei principi e la condanna netta del peccato, nella tradizione cattolica, si è sempre accompagnata alla comprensione e alla misericordia nei confronti della persona che l’ha commesso, del peccatore pentito di ciò che ha fatto e intenzionato a riconciliarsi con Dio attraverso il sacramento della confessione. Proprio a questo mira il decreto del vescovo di Cremona.

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