L’installazione di una canna fumaria per uso esclusivo in un condominio è un tema ricorrente: spesso scatena opposizioni in assemblea e contenziosi legali. Ma quali limiti può davvero porre l’assemblea? E quando il singolo condòmino può procedere senza consenso?
La risposta si fonda su norme chiare, e sulla giurisprudenza della Corte di Cassazione. Vediamo in quali termini.
Il principio di base
L’articolo 1102 del Codice civile stabilisce che ciascun condòmino può servirsi delle parti comuni purché non ne limiti l’uso agli altri condòmini e non ne alteri il decoro o la stabilità dell’edificio. Questo significa che, in linea di principio, la canna fumaria può essere installata senza necessità di autorizzazione assembleare, se non crea pregiudizio agli altri e non lede l’integrità del fabbricato.
Il ruolo della giurisprudenza
Da parte sua, la Corte di Cassazione ha più volte affrontato la materia, dando indicazioni operative.
Ad esempio, con la sentenza numero 6341/2000 ha affermato che l’installazione è legittima se non ostacola l’uso della cosa comune, non comporta rischi per la sicurezza o stabilità e non altera il decoro architettonico dell’edificio.
Ha chiarito poi, con l’ordinanza numero 20555/2021, che la canna fumaria, anche se realizzata nel vuoto di un muro comune, non è necessariamente di proprietà comune, ma può appartenere a un solo condòmino qualora serva esclusivamente il suo appartamento.
Quando l’assemblea può legittimamente opporsi
Non sempre il parere contrario dell’assemblea è illegittimo. Ci sono casi in cui il rifiuto può essere considerato valido:
decoro architettonico: sempre la Cassazione ha ribadito che la canna fumaria non deve compromettere l’armonia estetica dell’edificio. In diverse pronunce (come nel caso dell’ordinanza numero 25790/2020) i giudici hanno confermato che un impianto che altera significativamente la facciata può essere impedito perché contrasta con l’articolo 1102 del Codice civile e con il decoro complessivo dell’edificio;
uso paritario delle parti comuni: se l’opera limita l’uso della facciata o del muro perimetrale da parte degli altri condòmini, può configurarsi una lesione del loro diritto di godimento.
In questi casi, il diniego assembleare può trovare fondamento proprio nelle condizioni legali poste dal Codice civile.
Norme tecniche, regole locali, consigli pratici
In aggiunta alle norme condominiali, l’installazione di canne fumarie può essere soggetta a regolamenti comunali o regionali, ad esempio in materia di tiraggio dei fumi o requisiti di sicurezza. Conviene quindi verificare sempre anche le disposizioni locali e i regolamenti edilizi.
Per gestire la questione senza arrivare in assemblea o in aula di tribunale, può comunque essere utile:
dialogare con l’amministratore e gli altri condòmini prima di procedere;
presentare progetti tecnici chiari, che dimostrino conformità normativa e impatto contenuto;
valutare soluzioni alternative, come sistemi interni o percorsi che riducano l’impatto visivo.
Ricapitolando, in condominio il diritto di ciascun proprietario di migliorare la propria abitazione deve sempre confrontarsi con il diritto degli altri condòmini e con il decoro dell’edificio.
La legge e la Cassazione offrono un quadro chiaro: chi intende installare una canna fumaria deve dimostrare che
l’intervento non arrechi pregiudizio agli altri e non alteri indebitamente la facciata comune. Conoscere queste regole può fare la differenza tra un intervento senza problemi e un contenzioso lungo e caro.