Ma il crocifisso è contento di stare nelle scuole?

Caro direttore,
questo il discorso che a un dipresso potrebbe fare il Signore, riguardo ai crocifissi nei locali pubblici: «Figli miei carissimi, vi stupirete, ma a me non fa per niente piacere stare nelle aule scolastiche e tanto meno nelle aule dei vostri tribunali. Nelle scuole i ragazzi neppure si accorgono della mia presenza, e spesso dicono parole scurrili, si offendono a vicenda, alle volte si picchiano, e non di rado alle mie orecchie giungono bestemmie. Non parliamo delle aule dei tribunali, dove mi tocca ascoltare squallide vicende. Io sto bene nel mio tempio... ».

L’idea è divertente, caro Pierri. Vista, per una volta, dalla parte del crocifisso, la questione appare sotto una luce singolare: star lì, appeso al muro, mentre tutti attorno fanno come se niente fosse; assistere nelle scuole alle interrogazioni strampalate, quelle in cui «carpe diem» diventa «oggi pesce» e «magna cum prudentia» si traduce «mangia con prudenza»; vedere nei tribunali le sentenze scandalose, quelle per cui gli assassini tornano liberi subito e i ladri manco entrano in galera; per non dire in certi ospedali...

Ma allora qual è la soluzione? Rifugiarsi in sacrestia? No, non credo che il Signore sceglierebbe davvero la ritirata: si è mica fatto uccidere così per spaventarsi di fronte a una bestemmia. E poi, anche la chiesa, tra preti che sbagliano, fedeli distratti e telefonini che suonano durante la messa, non è il posto più tranquillo. Anzi, si sa, è quello dove più abbondano le cappelle.

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