Inizia con un ringraziamento agli amici e ad alcuni avversari per i loro messaggi di solidarietà la lunga lettera che Mario Adinolfi affida, tramite il suo avvocato Riccardo Di Lorenzo, a tutti i contatti giornalistici del Popolo della Famiglia. Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia che da ieri si trova agli arresti domiciliari accusato di truffa ed evasione fiscale nell’ambito delle indagini sulla cosiddetta “scommessa collettiva”, di cui si sono occupate anche Le Iene, si professa totalmente innocente. “Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede una vicenda surreale in cui è evidente l’ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia”, scrive il giornalista che, poi, aggiunge: “Ma Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia”.
Adinolfi: “Sono totalmente innocente”
Adinolfi si dice pronto ad affrontare “la gigantesca saldatura di alcuni interessi che vogliono vedermi nel fango” e “la violazione istantanea del segreto istruttorio con la diffusione ai media di ogni dettaglio delle carte che dovrebbero essere secretate fino alla fine delle indagini preliminari”.
E ancora: “Affronterò l’onta del braccialetto elettronico che a Roma si riserva solo agli autori di crimini violenti e neanche a tutti loro, affronterò i tg che in prima serata mi danno per colpevole non usando i condizionali e dicono che l’associazione Cristo Regna ha raccolto 3 milioni di euro (leggetele almeno bene le carte che vi hanno passato, c’è scritto 3mila euro) seguendo il pattern degli ispiratori di questa inchiesta mediatica”, scrive puntando il dito contro “la trasmissione Le Iene che ha rovinato con questi metodi migliaia di vite”.
Il giornalista, poi, rivolgendosi ai giudici, ribadisce: “Sono totalmente innocente”. Non nega di essere un giocatore d’azzardo da decenni e conferma anche di fare spesso scommesse collettive “ma senza sollecitare mai nessuno”. Adinolfi spiega che in molti, giocando con lui, hanno guadagnato e “sì, c’è qualcuno che ha perso” perché “sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così”. Il giornalista e politico assicura: “Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri”, a dispetto di quanto hanno detto i media raccontando “che avrei acquistato orologi di lusso, quadri, imbarcazioni, addirittura lingotti d’oro o viaggi alle Maldive e in Egitto”.
Adinolfi si chiede: “Ma è davvero tanto difficile verificare che alle Maldive o in Egitto non sono mai stato in vita mia? Che non solo non posseggo ma non sono mai salito in vita mia su uno yacht o su altre imbarcazioni private?”. E ancora: “Che mai e poi mai ho posseduto o acquistato quadri o lingotti di qualsiasi metallo? Che esistono cinquemila fotografie e filmati in altrettanti eventi a cui ho partecipato nell’arco dei decenni ed è – aggiunge Adinolfi – visibile a occhio nudo che non ho mai indossato in vita mia né un orologio di lusso né di altro tipo, né mai ne ho acquistati?”.
Il ricorso al Tribunale del Riesame
Il leader del Popolo della Famiglia rivela che la Guardia di Finanza, dopo 14 ore di perquisizioni, è andata via da casa sua “con due fogli di carta e un bancomat” e che, dunque, non ha trovato alcun lusso perché “vivo da monaco, senza vizi”. Adinolfi, poi, sottolinea: “Mi vesto con un pantaloncino e una t-shirt, anche a dicembre. Il mio stile di vita a dir poco morigerato è noto a tutti”.
Si sente infangato in modo “veramente ignobile” e chiede ai colleghi giornalisti “di porsi dei dubbi su tempistiche, mandanti e modalità ipermediatiche di questa vicenda”.
Adinolfi, infine, annuncia che il suo legale depositerà istanza al Tribunale del Riesame in quanto “reiterazione del presunto reato, rischio di inquinamento delle prove e pericolo di fuga troppo evidentemente non sussistono”. E, poi, conclude: “Ma alla fine quella che conta per me è la giustizia di Dio e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte. Cristo Regna”.