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Cronaca giudiziaria

Amanda Knox torna in Italia a 15 anni dall’assoluzione. La foto davanti al tribunale di Perugia: “Mi urlavano ‘Vergogna’”

La 37enne americana, assolta dall’omicidio della coinquilina Meredith Kercher, ripercorre i luoghi del suo passato e condivide sui social coi propri follower il racconto del viaggio nel nostro Paese

knox

A distanza di 15 anni dalla sentenza di assoluzione in appello che ne sancì la fine della detenzione, Amanda Knox torna a far parlare di sé condividendo sui social network un’immagine carica di un grande significato simbolico.

Con uno scatto pubblicato sul proprio profilo X, l’ormai 37enne statunitense si ritrae di fronte al Tribunale di Perugia, teatro della complessa e tormentata vicenda giudiziaria legata al delitto della studentessa britannica Meredith Kercher, avvenuto nel novembre del 2007.

La foto è accompagnata dal ricordo dell’atmosfera ostile e delle proteste di piazza che segnarono la sua scarcerazione nell’ottobre del 2011, quando la corte ribaltò la sentenza di primo grado che l’aveva condannata a 26 anni di reclusione. “15 anni dopo sono ancora enormemente grata di essere tornata a casa”, scrive la Knox sul proprio profilo social, “sono grata di essere diventata mamma, di aver perseguito il mio sogno di diventare scrittrice, di essermi costruita una carriera, una famiglia e un futuro”.

“Sono tornata in Italia diverse volte da allora”, ricorda ancora, “una volta per sedermi faccia a faccia con il mio pubblico ministero, una volta nel 2024 per difendermi dalla mia ultima ingiusta condanna rimasta, un’accusa minore per la quale mi ero rivolta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”. E l’ultimo viaggio proprio in occasione di questi 15 anni dall’assoluzione.

Tra le testimonianze visive diffuse dalla donna figura anche uno scatto al fianco di don Saulo Scarabattoli, storico cappellano del carcere perugino di Capanne durante gli anni della sua reclusione. Knox ha espresso profonda gratitudine verso la figura del sacerdote, definendolo come un fondamentale punto di riferimento umano nei momenti in cui la famiglia non poteva esserle vicina. “Ho anche visitato il Tribunale di Perugia dove sono stata condannata a 26 anni, e dove la folla del posto urlava ‘Vergogna!’ quando sono stata assolta”, aggiunge, postando un selfie fatto proprio dinanzi al tribunale.

“E ho passeggiato per Venezia, Milano e Roma, a testa alta. Ho ascoltato l’Orchestra Sinfonica Siciliana eseguire la Terza di Rachmaninov in un antico anfiteatro a Taormina. Sono salita sull’Etna”, racconta ancora ai follower condividendo alcuni scatti del viaggio. “Per molto tempo ho pensato che i miei anni in Italia fossero un incubo che mi avrebbe perseguitata per sempre. Ma l’Italia non dev’essere per forza un incubo per me. L’Italia è bellissima. C’è un motivo se ci sono andata fin dall’inizio. Ciao Italia”, conclude la Knox.

Oggi la donna risiede negli Stati Uniti, è madre e lavora come autrice e conduttrice di podcast incentrati sul tema degli errori giudiziari e del garantismo penalistico. Ha fondato insieme al marito Christopher Robinson la Knox Robinson Productions e collabora attivamente con organizzazioni come l’Innocence Project, battendosi per i diritti dei detenuti ingiustamente accusati.

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