Udienza drammatica questa mattina a Bologna per il processo sull’uccisione di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne freddato a coltellate dal senzatetto pregiudicato croato Marin Jelenic alla stazione di Bologna. Durante l’udienza, il croato è stato portato via dall’aula perché all’improvviso ha iniziato a colpire con pugni e calci la gabbia di vetro dove è rinchiuso e ad insultare il suo avvocato con parole irripetibili, oltre a dire che questo “è un processo politico, condotto in modo indegno e mafioso e che l’Italia è un Paese mafioso”. Una scena già vista lo scorso maggio.
Tutto è iniziato quando, nel momento delle testimonianze, è stato il turno del perito nominato dalla Corte per una perizia psichiatrica, Domenico Berardi. “Quando lo abbiamo visitato, Marin Jelenic era in buono stato: lucido, coerente, con un aspetto sano. Era molto calmo, assolutamente privo di psicopatologie o di sindromi depressive: è stato molto lucido e vivace, quindi escludiamo una depressione”, ha riferito l’esperto, dicendo che durante la perizia è rimasto colpito dai “suoi tatuaggi, che abbiamo visto perché indossava una canottiera: aveva delle fiamme nere molto ben fatte e un insieme di tatuaggi fatti con un progetto, non estemporanei, e ci siamo chiesti se avessero un significato particolare”. Berardi lo ha definito “una persona intelligente e abile, che quando lo abbiamo incontrato ha cercato di gestire la situazione: non era indebolito da un senso di colpa o da un sentimento di subalternità, anzi ha cercato di prendere in qualche modo il controllo della situazione”.
Inoltre, il professor Stefano Ferracuti, consulente della Procura nella perizia psichiatrica, ha sottolineato che Jelenic “possa provare piacere nell’imporsi, nel controllare e nel dominare gli altri è stato evidente nel nostro incontro: in questo senso una dimensione sadica c’è”. Tuttavia, “è difficile dire se ci siano tratti sadici nel comportamento, perché il sadismo, nelle classificazioni che abbiamo, riguarda solo il sadismo sessuale” ma, ha aggiunto Ferracuti, “esistono persone a cui piace fare del male agli altri, e questo non riguarda solo la sfera sessuale”. Quindi, ha sottolineato che “non vi è alcuna evidenza che vi siano mai stati elementi di scollegamento dalla realtà”. Quindi, secondo la perizia di Berardi, confermata da Ferracuti, Jelenic era in grado di intendere e di volere, così come adesso è in grado di stare in giudizio.
Vista la pericolosità del comportamento dell’imputato, e l’impossibilità di proseguire in quelle condizioni, l’imputato è stato riportato in carcere e l’udienza è proseguita. La sua legale, Marialuisa Marcucci, ha chiesto di poter rimettere all’incarico difensivo ma il presidente dell’Assise, Pasquale Liccardo, ha rilevato che il comportamento di Jelenic, nonostante sia stato offensivo, non è motivo “per poter essere esonerata”. La richiesta dell’avvocato è stata comunque verbalizzata.
