"Mafia, mafia". Marin Jelenic, imputato a Bologna per l'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, pronuncia questo parole in aula mentre cammina nervosamente nella gabbia di vetro. "Stia zitto, altrimenti la faccio allontanare", la reazione immediata del presidente della Corte d'Assise, Pasquale Liccardo.
Ieri pomeriggio Jelenic ha revocato il mandato al suo avvocato di fiducia, Christian Di Nardo, e ora è difeso da un legale d'ufficio. "Dopo la prima udienza mi hanno portato al carcere di Modena, la polizia mi ha aggredito e portato via tutta la mia roba, questo è grave", dice ancora Jelenic rivolgendosi a Liccardo. Poi, parlando con l'interprete, una volta che si è seduto in prima fila accanto al nuovo legale, ha chiesto perché il suo vecchio difensore fosse ancora in aula. Il giudice ha spiegato che si tratta di una questione procedurale, e per questa udienza il legale può ancora presenziare.
Il capotreno 34enne venne accoltellato a morte alla schiena, mentre era fuori servizio, la sera del 5 gennaio, nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna, riservato ai dipendenti di Ferrovie. Secondo le indagini, Ambrosio probabilmente stava chiamando i soccorsi poco prima di essere accoltellato, come è emerso dalla testimonianza del primo agente della Polfer giunto sul posto. Davanti ai giudici, l'agente della Polfer ha spiegato che "Ambrosio era riverso a terra, in posizione supina, con le gambe divaricate verso i binari. A terra c'era uno smartphone, accanto ad una pozza di sangue, ed era ancora attiva la comunicazione numerica '110'". È probabile quindi che Ambrosio stesse digitato il numero del 118 per chiedere aiuto.
Mentre il testimone raccontava la scena, la fidanzata di Ambrosio, Francesca Ballotta, seduta tra il pubblico che assiste all'udienza, è scoppiata in lacrime. "Dalle telecamere - ha aggiunto l'agente della Polfer - abbiamo visto un uomo che seguiva Ambrosio. Non ho rilevato interazioni o litigi tra i due. Durante i controlli dei medici Ambrosio non era già più cosciente. Conoscevamo Jelenic come frequentatore della stazione", ha detto il testimone, che poi, su richiesta del pm Michele Martorelli, ha riconosciuto Jelenic, indicandolo con il dito.
Marin Jelenic, croato 36enne, senza fissa dimora, è stato arrestato la sera dell'Epifania a Desenzano del Garda (Brescia), dopo una fuga durata 24 ore, e da allora in carcere. A suo carico c'era un ordine di allontanamento dall'Italia: Jelenic avrebbe dovuto lasciare il Paese il 3 gennaio, due giorni prima dell'omicidio. Presente in aula, Jelenic è stato prima accompagnato nella 'gabbia' di vetro e poi si è seduto accanto al suo avvocato, Christian Di Nardo.
La Procura, pm Michele Martorelli, che ha coordinato le indagini della squadra Mobile, contesta a Jelenic le aggravanti dei motivi abietti e di aver commesso il fatto vicino ad una stazione ferroviaria. Nei confronti di Jelenic è stato disposto il giudizio immediato, un procedimento speciale che si attiva quando si ritiene che le prove siano evidenti e consente di saltare l'udienza preliminare.