L'ultimo capitolo del processo sulla sparatoria a Cascina Spiotta, in cui persero la vita la brigatista Mara Cagol e il carabiniere Giovanni D'Alfonso si è concluso oggi. La corte d'Assise di Alessandria, presieduta da Paolo Bargero, ha inflitto sei anni di carcere in continuazione con l'ergastolo inflitto a Roma per la strage di via Fani per Lauro Azzolini, accusato di concorso materiale in omicidio. È stato invece dichiarato il "non doversi procedere per intervenuta prescrizione" per Renato Curcio e Mauro Moretti, a cui è stato contestato il concorso anomalo in omicidio. Azzolini, Curcio e Moretti hanno 83, 85 e 80 anni. "Mi riservo di leggere le motivazioni, ma dò atto alla corte d'Assise di avere lavorato molto bene", le parole di Davide Steccanella, legale di Azzolini.
"L'obiettivo della famiglia di D'Alfonso era sapere la verità su quel giorno in cui tre figli piccoli rimasero orfani di padre", le parole di Guido Salvini, che insieme agli avvocati Nicola Brigida e Sergio Favretto, assiste i figli del militare, Sonia, Cinzia e Bruno. "È stata riconosciuta la responsabilità di questa azione da parte sia degli organizzatori, che dell'autore materiale dell'omicidio, cioè Azzolini". Sempre Salvini ha spiegato che la famiglia della vittima ha deciso di devolvere i risarcimenti a una associazione per Giovani orfani in difficoltà, così come lo sono stati i figli del carabiniere.
Secondo l'avvocato Francesco Romeo, difensore di Moretti, la pronuncia dei giudici di Alessandria "sconfessa l'impianto accusatorio". "Moretti - spiega - doveva rispondere di concorso morale, ma lui non ha avuto alcun ruolo nella vicenda e non ha mai voluto la morte di d'Alfonso. Noi pensiamo che c'erano le condizioni per un'assoluzione piena. Ma questo è comunque un passo verso la chiusura di quella stagione".
Non sono state accolte le richieste dei pm Emilio Gatti e Ciro Santoriello, che nel loro intervento precedente, avevano chiesto 21 anni per Azzolini (che era presente durante la sparatoria e riuscì a fuggire) e l'ergastolo per Curcio e Moretti. In aula era presente il figlio Bruno D'Alfonso, il cui esposto aveva dato il via alla nuova inchiesta: chiedeva in particolare di identificare il famoso "Mister X", un brigatista sfuggito alla cattura e mai identificato. Ma è stato lo stesso Azzolini, in seguito alla riapertura del processo, a confessare in aula di essere il famoso "Mister X", dando anche una versione dei fatti.
Era il 5 giugno 1975 quando i carabinieri arrivarono a Cascina Spiotta dove era tenuto prigioniero l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato 24 ore prima dalle Brigate rosse. Nel conflitto a fuoco rimasero uccisi il carabiniere D'Alfonso e Mara Cagol, la moglie di Curcio.
La procura di Torino ha avviato l'indagine nel dicembre del 2021 dopo avere ricevuto l'esposto con cui il figlio del militare, Bruno, presente oggi in aula, ha chiesto di dare un nome e un volto a un brigatista sfuggito alla cattura e mai identificato.