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Cronaca giudiziaria

Caso Amara, definitiva la condanna a Davigo: un anno e tre mesi per i verbali sulla “Loggia Ungheria”

La Cassazione respinge il ricorso dell’ex consigliere del Csm e rende definitiva la pena, sospesa, per rivelazione del segreto d’ufficio. La difesa: “Convinti abbia agito per adempiere a un dovere”. Ardita parte civile

Davigo

Diventa definitiva la condanna a un anno e tre mesi, con pena sospesa, per Piercamillo Davigo, ex consigliere del Csm e magistrato simbolo del pool di Mani Pulite, nell’ambito della vicenda dei verbali dell’avvocato Piero Amara sulla presunta “Loggia Ungheria”.

I giudici della seconda sezione della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa di Davigo contro la sentenza pronunciata nell’appello bis celebrato a Brescia. L’ex magistrato era accusato di rivelazione del segreto d’ufficio per la diffusione delle informazioni contenute nei verbali resi da Amara alla Procura di Milano e successivamente consegnati a Davigo dal pm Paolo Storari. Il pronunciamento arriva al termine di un percorso giudiziario articolato. Nel dicembre 2024 la sesta sezione penale della Cassazione aveva annullato con rinvio una parte della precedente sentenza d’appello, quella relativa alla rivelazione dei verbali a soggetti terzi, rendendo invece irrevocabile la responsabilità per la condotta contestata in concorso. Il nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Brescia aveva poi confermato la condanna a un anno e tre mesi. Ora anche l’ultimo ricorso è stato respinto. La Suprema Corte non ha accolto neppure la richiesta della Procura generale, rappresentata dal sostituto procuratore Marco Patarnello, che aveva chiesto l’annullamento senza rinvio per le rivelazioni a terzi, con l’eccezione di quella nei confronti dell’ex senatore Nicola Morra. “Prendo atto della decisione ma rimango convinto che il mio assistito abbia agito nella convinzione di adempiere a un proprio dovere”, ha commentato l’avvocato Davide Steccanella, che difende Davigo insieme a Marcello Maddalena.

Nel procedimento si è costituito parte civile l’ex consigliere del Csm Sebastiano Ardita, assistito dall’avvocato Fabio Repici. Proprio il legale, dopo la decisione della Cassazione, ha parlato della conclusione della “pagina più buia del Csm”, sostenendo che Ardita sarebbe stato negli anni bersaglio di accuse e “manovre di palazzo”.

Con il verdetto della Cassazione si chiude dunque definitivamente il capitolo processuale a carico di Davigo per la vicenda nata dai verbali di Amara sulla presunta “Loggia Ungheria”, caso che per anni ha investito il Csm e alimentato uno dei più delicati scontri interni alla magistratura italiana.

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