C'è un indagato - al momento solo uno - fra i dipendenti Atm. La procura ipotizza che vi sia stato un accesso abusivo al sistema informatico da cui sarebbe derivato lo scambio di fotografie delle parti intime delle passeggere sulla chat «Staff Ticinese». Secondo gli inquirenti, i pm Carlo Parodi e Grazia Colacicco, coordinati dal procuratore Marcello Viola, le immagini potrebbero essere state rubate dalle videocamere di sorveglianza. Seconda ipotesi, meno grave, le immagini sarebbero state carpite fotografando i filmati. Ieri, inoltre, sono partite le prime perquisizioni fra il personale dell'azienda insieme al sequestro dei cellulari. Atm ha poi deciso di sospendere dal servizio, senza retribuzione, sei degli iscritti alla chat che sono: un conducente, cinque amministrativi e uno in pensione. A scoprire lo scambio di immagini sul telefono è stata una passeggera di 26 anni che sabato mattina si trovava a bordo del tram 15, partito da Rozzano e diretto verso il centro. La giovane era seduta accanto a un autista in pausa, riconoscibile dalla divisa, quando si è accorta delle immagini che l'uomo stava inviando ai colleghi: gambe e glutei di una donna ripresa di schiena, mentre viaggiava. A commento la frase: «Il mio dolce per voi» (ma c'è dell'altro). La giovane ha poi pubblicato il resoconto della mattinata in una storia su Istagram che è stata notata dall'attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli, la quale ha rilanciato l'accaduto specificando che «i fotogrammi delle videocamere di sorveglianza (fotografati dalla passeggera) non riguardavano situazioni di pericolo, ma ritraevano gambe, volti, seni e cosce di donne ignare di essere diventate carne da macello per un gruppo di uomini con la divisa dell'azienda». Lo stesso giorno Atm ha avviato sia un'indagine interna - che ha portato alla sospensione dal servizio - sia una denuncia dettagliata alla polizia locale che ha fatto partire l'inchiesta della Procura. «Faremo anche un esposto al Garante della Privacy» è stato l'annuncio di Atm che ha ribadito «il rispetto verso le clienti e la volontà di adottare i provvedimenti necessari per contrastare comportamenti lesivi». In Procura è arrivato anche il reclamo del Codacons che parla di «un uso distorto dei sistemi di videosorveglianza a tutela della sicurezza» e ipotizza i reati di trattamento illecito di dati personali e di «revenge porn». E potrebbe arrivare anche una denuncia della passeggera testimone.
«Qualsiasi donna o ragazza che viaggia da sola sui mezzi pubblici di notte cerca protezione nei lavoratori, magari vuole un posto vicino al conducente e si tranquillizza al sapere che ci sono delle telecamere di sorveglianza che dovrebbero rendere un luogo sicuro - ha detto - E poi, si scopre che gli stessi lavoratori impiegati in società pubbliche usano quelle telecamere per diffondere immagini intime. È spaventoso».