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"A Crans reato di strage. Per le vittime 50 miliardi"

L'avvocato Annamaria Bernardini de Pace: "L'accusa non può essere solo omicidio colposo. La Svizzera ha fallito, ora maxi-risarcimento"

"A Crans reato di strage. Per le vittime 50 miliardi"
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Vergogna e inefficienza. Due parole che esprimono il suo stato d'animo e forse anche quello di milioni di italiani. Annamaria Bernardini de Pace, celebre avvocato matrimonialista e volto tv di Forum, è un fiume in piena: «È dal giorno uno della tragedia di Crans-Montana che osservo una successione di eventi sconcertanti, sbalorditivi e inattesi».

Quali?

«Purtroppo l'elenco è lungo, ma il primo elemento che colpisce è la totale assenza di misure di sicurezza. In un ambiente strapieno di ragazzi c'era solo un'uscita di sicurezza, quando in situazioni simili ce ne sono tre o quattro, e quella porta era pure chiusa a chiave. E sa perché?».

Ce lo dica lei.

«Per evitare che i giovani se ne andassero senza pagare. La bramosia, la sete di profitto ha cancellato la sicurezza e la mancanza di strumenti di protezione ha trasformato l'incendio in una carneficina senza fine».

Colpa dei coniugi Moretti?

«Un attimo: colpa della coppia ma anche di chi non ha mai effettuato i controlli. Il Comune, il cantone, la Svizzera. E poi, la contestazione di reati colposi è un altro fatto che stride. Inaccettabile».

Per lei si tratta di crimini dolosi?

«Sì, il che equivale a moltiplicare gli anni di carcere che verranno erogati alla fine dei processi che speriamo rapidi».

D'accordo, ma i Moretti certo non volevano uccidere nessuno. Su questo punto è d'accordo?

«No, per niente. Se si decide di spendere pochissimi soldi per gli apparati di prevenzione dei disastri come l'antincendio o le uscite di sicurezza, allora vuol dire che si è scelto di correre il rischio. Il ragionamento è più o meno il seguente: io non faccio nulla per rendere quell'ambiente sicuro, metto in conto lucidamente che possa accadere l'irreparabile. Purtroppo, a Crans-Montana l'irreparabile è successo. Ai Moretti non può essere addebitata solo una colpa; no, hanno una responsabilità più grave e forte, quella della strage, sia pure attraverso la categoria del dolo eventuale, come ho spiegato a Domenica In».

E le responsabilità di chi aveva il dovere di vigilare?

«Sono altrettanto evidenti. Il Comune non ha effettuato nemmeno un check negli ultimi cinque o sei anni. È inimmaginabile ed è anche un segno mortificante di sciatteria, di più direi di inefficienza. Le spese e i costi per la sicurezza non dovrebbero essere considerati un peso, ma semmai un investimento. Io credo che tutte le persone facoltose che da sempre vanno in Svizzera d'ora in poi saranno più attente e guardinghe: il sistema Svizzera ha fatto cilecca e non ci possiamo più affidare a loro ad occhi chiusi».

Non risulta neppure che la Procura abbia disposto sequestri.

«Un passaggio altrettanto sconvolgente. Nessun sequestro, che si sappia nemmeno un'intercettazione, gli arresti solo dopo dieci giorni. Io immagino che in un paese così piccolo, in cui tutti conoscono tutti, ciascuno dei protagonisti abbia avuto tutto il tempo per inquinare le prove, alleggerire le proprie responsabilità, scaricare su altri le colpe. E aggiungo che in questi dieci giorni gli indagati possono aver fatto sparire non solo eventuali indizi a loro carico ma anche i propri patrimoni. Io non dico che sia successo, ma non ho visto interventi per evitare che potesse accadere».

Insomma, ce l'ha con la Svizzera?

«Da tutti i punti di vista. E aggiungo che la Confederazione Elvetica, che ha rimediato una figuraccia planetaria, ha un solo modo per riscattarsi».

Quale?

«Costituire subito un fondo di almeno 50 miliardi di euro per risarcire le

vittime del disastro, pagare le cure che saranno lunghe e costose, dare un segnale che non sia solo formale, ma di sostanza. Insomma, chiedere scusa nell'unico modo possibile ai nostri ragazzi traditi e al mondo intero».

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