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Cronaca giudiziaria

“Dallo sbaglio sui test doveva scattare l’allarme. Fu il non-ritorno di Stasi”

Il genetista Pasquale Linarello e consulente della difesa di Alberto analizzò il Dna sotto le unghie di Chiara nel 2016. “Una catena di pasticci da verificare”

Linarello
Linarello

Pasquale Linarello, genetista e consulente della difesa di Alberto Stasi, segue gli aspetti scientifici del caso Garlasco. Nel 2016 analizzò il Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. Oggi si concentra sui reperti della bicicletta e commenta l’incredibile «omissione» di un’analisi che a sua detta, avrebbe riscritto l’impianto accusatorio a carico di Stasi.

Linarello, che cosa accadde con i campioni prelevati dalla bicicletta?

«Le analisi iniziano il 10 settembre 2007 con il luminol, senza rilevare tracce di sangue. L’11 settembre vengono prelevati due tamponi dai pedali e dalle manopole, poi unificati nonostante il dissenso del professor Avato, consulente di Stasi dell’epoca».

Che cosa emerge?

«Il campione BU_P è inizialmente inibito. Dopo la purificazione si arriva a 2,78 nanogrammi di Dna, una quantità significativa per un reperto».

Che cosa accade il 19 settembre?

«Dopo un primo tentativo non soddisfacente, l’analisi viene ripetuta aumentando la quantità di Dna. Si ottiene un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi.

E il giorno successivo?

«Il campione BU_P viene analizzato nuovamente, in due prove. Entrambe risultano piatte: non emerge alcun profilo interpretabile».

Che cosa significa?

«Che lo stesso campione, il giorno precedente, aveva restituito un profilo attribuito a Chiara, mentre il 20 settembre non produce alcun risultato».

Il dato fu discusso?

«No. Venne utilizzato il risultato del 19 settembre, mentre quello del 20 non risulta considerato né mostrato ai consulenti della difesa».

Che cosa sarebbe cambiato?

«Fabbri e Avato contestarono la natura della traccia, chiedendosi se fosse sangue, saliva, sudore, ma non l’attribuzione del profilo a Chiara».

La questione riemerge nel 2009?

«Sì. Nella perizia sui pedali viene fornito il tracciato del 19 settembre, non quello del giorno successivo».

Perché è importante?

«Una delle ricostruzioni sosteneva che Stasi avesse calpestato il sangue di Chiara e si fosse allontanato con la bici. Tuttavia, nei 15 campionamenti successivi sui pedali non viene rilevato il profilo genetico di Chiara. Questo impone di interrogarsi su ciò che è avvenuto tra il prelievo, la purificazione e l’estrazione del Dna».

Quali ipotesi vanno verificate?

«Uno scambio di campioni o una contaminazione. Due risultati così diversi sullo stesso campione dovrebbero far scattare un allarme e richiedere una verifica completa».

Lei quando ha ottenuto i dati grezzi?

«Li ho chiesti nel 2017. Dopo diverse richieste, sono arrivati alla Procura di Pavia dal Ris di Parma nel novembre 2025. Io ne sono entrato in possesso nel giugno 2026».

Che cosa ha rappresentato l’omissione del risultato del 20 settembre?

«Il punto del non ritorno di Stasi che è diventato da sospettato principale all’assassino di Chiara Poggi».