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Cronaca giudiziaria

Esplosione a Calenzano, dipendenti Eni chiedono di patteggiare. L’azienda riconverte lo stabilimento

Complessivamente la pena proposta per gli imputati è di 14 anni e mezzo di reclusione. Il procuratore Tescaroli che ha dato parere favorevole: “Se accolti dal gip, si avrebbe risposta di giustizia entro due anni”

Eni respinge ogni accusa: “Nessun ostacolo alle indagini sull’incidente di Calenzano”

Neutralizzare il rischio di ripetersi di nuovi disastri: è il “risultato significativo”, e nell’interesse indubbio della collettività, raggiunto nell’inchiesta sullo stabilimento Eni di Calenzano, coinvolto nella violentissima esplosione che ha causato 5 morti, 27 feriti, e ingenti danni, il 9 dicembre 2024. Lo scrive la stessa procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, in una nota alla stampa in cui comunica di avere dato “parere favorevole” alla richiesta di patteggiamento di sei imputati. E in cui spiega che lo stabilimento, nel rispetto dell’impegno assunto con gli inquirenti (che hanno effettuato un sopralluogo di verifica) a partire da maggio 2026 è stato effettivamente riconvertito. “Tutti i prodotti sono stati trasferiti - si legge - sono iniziate le attività di “decommisioning comprese bonifiche e smantellamento asset impiantistici, inclusi i serbatoi di stoccaggio”.

Le pene proposte

Complessivamente, segnala il procuratore, la pena proposta, in accordo con i difensori, per i sei imputati che chiedono di patteggiare, è quattordici anni e sei mesi di reclusione. Ma il risultato più importante, secondo la procura, va al di là delle ovvie esigenze di giustizia e di riparazione del danno. Ovvero l’avere ottenuto, da parte del Cane a sei zampe, l’impegno allo smantellamento della struttura, e alla sua riconversione. Per di più salvaguardando i livelli occupazionali precedenti. Da qui la revoca del sequestro probatorio e la restituzione dell’area a Eni Spa. Ricostruisce ancora la procura: “Eni Industria! Evolution” (Eie), nuova denominazione, il 28 maggio 2026 ha comunicato, in particolare, che il deposito è stato svuotato il 24 maggio 2026, che, a partire da tale data, tutti i prodotti sono stati trasferiti, che sono iniziate le attività di “decommisioning comprese bonifiche e smantellamento asset impiantistici, inclusi i serbatoi di stoccaggio”, in aderenza all’impegno assunto con questa Procura della Repubblica. Il sopralluogo effettuato in data odierna ha confermato l’attività svolta da parte dell’ente, volta alla riconversione.

I patteggiamenti

Sui patteggiamenti, precisa la procura, si dovrà naturalmente esprimere il giudice per le indagini preliminari. Se venissero accolti, si avrebbe “una risposta di giustizia” entro il “biennio dai fatti, evitando la celebrazione di un lungo e defatigante dibattimento, che si preannuncia particolarmente complesso nella realtà pratese, ove il Tribunale penale è caratterizzato da gravissime criticità di organico”. Sulla posizione di altri tre indagati, si legge ancora nella nota, la procura ha esercitato l’azione penale chiedendo il rinvio a giudizio.

L’inchiesta

Le accuse per i nove indagati, sette dirigenti e preposti di Eni, gli altri due della società appaltatrice, la Sergen srl, sono, a vario titolo, omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni. Stando all’inchiesta, l’incidente sul lavoro “è risultato in concreto prevedibile, se fosse stata effettuata un’adeguata analisi dei rischi e delle condizioni operative, ed evitabile fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza, protezione e pianificazione che erano 4 obbligatorie per effettuare l’intervento che doveva realizzare Sergen srl”.

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