Avvocati costretti a stare in piedi, microfoni distribuiti con il contagocce, nessuno spazio per posare fascicoli e computer. E la soluzione dei video fuori dall’aula, come accade per tutti i grandi processi.
A Ivrea (Torino) si apre l’udienza preliminare per l’incidente ferroviario di Brandizzo, dove fra il 30 e il 31 agosto 2023 morirono cinque operai travolti da un treno in corsa mentre erano al lavoro su un binario. E la sessione, che doveva essere dedicata alle prime formalità di rito, si trasforma subito in un coro di proteste: le aule sono troppo piccole per un procedimento di queste dimensioni.
Gli imputati sono 24, i faldoni 14 e gli «elementi di prova» 180. È chiamata in causa l’intera catena di comando di Rfi (a cominciare dall’allora ad, Gianpiero Strisciuglio), poi la Clf-Costruzione Linee Ferroviarie e la Sigifer, che ottenne i lavori in subappalto. L’elenco annovera anche Antonio Massa, tecnico di Rfi che si trovava a Brandizzo per vigilare sulle operazioni e che scampò per un soffio la sciagura. Quando lo interrogarono ebbe un crollo e non riuscì ad aprire bocca. Più volte nel corso degli anni ha manifestato vicinanza e solidarietà alle famiglie delle vittime: «Il loro dolore è anche il suo» dicono gli avvocati difensori Maria Grazia Cavallo e Antonio Maria Borello. In udienza si è presentato con una Bibbia fra le mani.
Poi c’è la folla delle «persone offese». Una quarantina hanno chiesto di costituirsi parte civile (più una decina di enti) e sono quelle che non hanno ricevuto proposte di un accordo per un indennizzo. «Ho saputo - afferma Antonino Laganà, fratello di Kevin, la più giovane delle vittime - che la mia madre biologica è stata risarcita. Lo trovo vergognoso perché se ne è andata che eravamo bambini e non è stata lei a crescerci». In mancanza di un locale adeguato l’udienza è stata ospitata in due aule con collegamento video. Ma non è bastato. L’avvocato Enrico Calabrese ha sottolineato che «un processo in queste condizioni non è decoroso». Da tempo gli uffici giudiziari di Ivrea e Torino avevano segnalato il problema al Ministero. La Regione Piemonte ha stanziato 500mila euro per adattare un salone da 100 posti in un edificio vicino (si prevede entro l’estate 2027). Il Comune di Ivrea ne metterà altri 50mila. Ora però deve perfezionare il contratto di locazione: solo a questo punto da via Arenula potranno essere erogate le ulteriori risorse necessarie. Nel frattempo resta l’amarezza di Edoardo Aversa, fratello di Giuseppe, morto a Brandizzo: «Siamo partiti male. Non abbiamo nemmeno potuto vedere in faccia gli imputati. Continuare così non ha molto senso».