Alberto Stasi è fuori dalla scena del crimine e il buco dell’alibi di Andrea Sempio è coerente con l’ora della morte di Chiara Poggi.
Dopo mesi di interpretazioni sull’orario del delitto di Garlasco, una nuova consulenza firmata dagli anatomopatologi Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, consulenti della Procura di Pavia, fissa, su basi scientifiche e alla luce dell’evoluzione della metodica immunoistochimica, gli ultimi momenti di vita di Chiara in una finestra di sopravvivenza che va dai 15-30 minuti e che può arrivare a un’ora. È l’ultima novità emersa dai nuovi atti depositati con la conclusione delle indagini dai pm guidati da Fabio Napoleone, pronti ora a chiedere il processo per Sempio. Una conclusione che, combinata con l’analisi del digesto che aveva già consentito di determinare come la vittima non potesse essere morta prima di mezz’ora dalla colazione, per gli inquirenti non solo restringe il lasso di tempo della morte tra le 9,45 e le 10,30, ma allunga i tempi di commissione del delitto, visto che tra le prime ferite e l’ultimo colpo che ha fracassato il cranio di Chiara passano ben oltre i 23 minuti di buco dell’alibi di Stasi, condannato per aver ucciso la fidanzata tra le 9,12 e le 9,35, orario in cui è già a casa a scrivere la tesi di laurea. E ancora: l’orario della morte della ragazza ricade nei tempi in cui Sempio, la mattina del 13 agosto 2007, non è a casa con i genitori, come dimostra la cella delle 9,58 che lo colloca in giro a Garlasco, e coincide, casualmente, con l’orario dello scontrino del parcheggio di Vigevano che, per gli investigatori, non avrebbe fatto lui, sebbene lo abbia conservato per 14 mesi e consegnato come alibi il 4 ottobre 2008. La nuova consulenza confuta l’elaborato del medico-legale di Sempio, Sabino Pelosi, il quale aveva stimato la sopravvivenza della vittima in pochi minuti. E punta sulla reazione leucocitaria, ovvero l’analisi immunoistochimica per la «detezione» di due molecole, la selectina P e la selectina E, due proteine che intervengono nelle lesioni in risposta a stimoli infiammatori. Dall’osservazione dei cinque campioni di cute, emerge per i consulenti dei pm «la probabilità che le lesioni non siano state prodotte immediatamente prima della morte, ma abbiano preceduto il decesso fra 15 e 30 minuti, senza possibilità di escludere una sopravvivenza più lunga, in ragione della intensità ed estensione della colorazione, ma anche per l’iniziale palesarsi di colorazione per selectina E in tre sedi di lesione, pur in forma debole e discontinua, configurando l’ipotesi di una sopravvivenza approssimabile ai 60 minuti» scrivono Cattaneo e Leone. Dunque la «sequenza traumatica» si è protratta «per decine di minuti» e «l’intervallo fra le prime lesioni e la morte è più verosimilmente definibile nell’ordine di alcune decine di minuti, prudentemente non inferiore a circa 15-30 minuti e plausibilmente compreso fra 30 e 60 minuti, pur non essendo scientificamente definibile con maggiore precisione». La relazione conferma anche «la presenza di lesioni da difesa», perché l’evidenza di particelle di ferro nelle ferite non può essere compatibile con urti o cadute, ma con i fendenti dell’arma. Insomma Chiara ha lottato strenuamente con il suo assassino. Una ricostruzione che rafforza, per i pm, il valore del Dna di Sempio sulle unghie della vittima.
