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Cronaca giudiziaria

I test dei pedali “validi ma rifatti” inguaiano i Ris (e la star Garofano)

Il colonnello Marino davanti al procuratore. “Le seconde analisi? Solo un tentativo venuto male”

Garlasco, l'ex Ris Garofano smentisce le teorie su Sempio: "Perplesso sull'impronta"

Poche parole, messe fra parentesi, che però potrebbero avere un peso importante nella querelle che avvelena il giallo di Gar lasco. Siamo a settembre 2007 e si discute furiosamente, esattamente come ora, sulla presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto.

«Orbene - scrive in una memoria Francesco Maria Avato, medico legale e consulente della difesa di Alberto Stasi risulta difficilmente comprensibile (non essendo fra l’altro stato comunicato il proseguimento delle analisi in data 20 e 21 settembre)». Quali analisi? Secondo quanto risulta al Giornale, gli unici esami svolti in quelle ore erano proprio le contro -analisi oggetto delle doglianze della difesa di Stasi.

Per l’avvocato Giada Bocellari qualcosa, e più di qualcosa, non torna nella cronologia di quelle ore che precedono il fermo di Stasi. Il 19 settembre i militari del Ris estraggono due volte il Dna di Chiara e ottengono un profilo «bellissimo», ma il giorno dopo, quasi inspiegabilmente, l’esperimento viene ripetuto altre due volte e tutte e due le volte i risultati sono negativi. Non salta fuori nulla, ma, stranamente, la cosa finisce lì.

Oggi l’atto d’accusa è costruito su quell’assenza: quei risultati non vengono resi noti alle parti, rimangono in un cassetto del Ris di Parma, forse avrebbero potuto cambiare la storia del mistero. Un dubbio che la procura di Pavia coltiva e rilancia, interrogando nelle scorse settimane gli ufficiali del Ris.

Insomma, non solo sui pedali non c’era il sangue di Chiara, come scopre 19 anni fa il gip che dispone al volo la scarcerazione di Stasi, ma forse neppure il Dna della ragazza e dunque verrebbe meno uno dei pilastri della condanna di Stasi. È in sostanza quel che il Procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi contesta al tenente colonnello Alberto Marino, l’esperto che fra il 19 e il 20 settembre 2007 maneggiò quei campioni. «Sì però scusi, seguiamo un filo logico - insiste Civardi - Allora io, sbagliando perché non sono un genetista, sinceramente mi sarei fermato lì. Lei evidentemente non si ferma lì. E fa le analisi, le viene un risultato diametralmente opposto. Che fa?».

È il punto infiammato della discussione: forse Marino nascose in qualche modo i risultati che mettevano in discussione i test svolti 24 ore prima e facevano traballare l’accusa contro Stasi, almeno rispetto al Dna? Il Ris ha forzato la mano e magari pure peggio?

«No, non capisco - replica Marino - però guardi, che le devo dire? Sarà stato un tentativo di replicare al volo l’analisi che poi è venuta male e si è detto: “Tanto il dato l’abbiamo già acquisito”».

Insomma, il genetista con la divisa sembra minimizzare una circostanza che nemmeno ricorda e che forse gli appare insignificante, ma per la procura ha ben altro spessore. Forse, il test era negativo ma il test negativo non mette in discussione le certezze raggiunte, semplicemente è nullo, senza valore. «Lo so - insiste l’ufficiale - lo so che non è in discussione la buona fede, però voglio dirle: uno avrebbe potuto cancellarlo e dire: “Questo mi è venuto male”». «No - risponde duro Civardi - ma l’ha cancellato di fatto perché non l’ha mai comunicato a nessuno questo. Cioè, questa cosa viene fuori ora».

E però proprio quel verbale del professor Avato, datato 24 settembre, sembra far intendere l’esatto opposto: gli esperti erano stati informati su quel che era accaduto il 20 settembre. Insomma, si può ipotizzare che il Ris abbia provato in tutti i modi a incastrare Stasi? Forse, le analisi positive non erano così cristalline, come qualcuno oggi adombra? Si tratta di sospetti gravissimi, tutti da provare. Ma forse per gli ufficiali del Ris quello del 20 settembre era stato solo un episodio marginale.

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