“Voler far del bene a Sigfrido Ranucci”. Valter Lavitola, nel terzo interrogatorio davanti ai giudici, all’udienza del Riesame, terminato dai pochi minuti, ribadisce il concetto già espresso: “L’attentato del 16 ottobre contro Sigfrido Ranucci eChe Lavitola ammette sostanzialmente la responsabilità dell’operazione, ma sostiene che il movente fosse quello di “far del bene” a Ranucci, proteggerlo e indurlo a prendere sul serio i pericoli che avrebbe corso. La difesa arriva a sostenere che l’esplosione avrebbe ottenuto l’effetto di aumentare la scorta. Lavitola si assume la responsabilità dell’operazione. La difesa sostiene che, nell’interrogatorio, egli non abbia cercato di sottrarsi alla responsabilità, ma si sia assunto anche il rischio delle concrete modalità con cui fu fatta esplodere la bomba, parlando di una sorta di “mandato in bianco” agli esecutori. La Procura invece descrive un attentato costruito per produrre solidarietà. L’unico diktat dato a Clesio e agli attentatori irrevocabile e sulla quale”non si poteva assolutamente come dire cambiare indicazione era che non si dovesse far male a nessuno, che non si dovesse far danno". All’uscita dall’udienza il legale Arturo Cola ammette:" Lavitola tifava per la cacciata dalla Rai di Ranucci, il suo sogno era produrre una trasmissione con lui". Lo stesso Cola sgancia una bomba: A marzo 2026 Lavitola avvisò Ranucci e Autieri sul pista israeliana dietro la bomba. Strano che Ranucci non avesse avvisato la Procura e non ne abbia mai parlato".

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