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Cronaca giudiziaria

“Un dna diverso da quello di Chiara? Apriti cielo”. Cosa ha detto il capitano del Ris ai pm

La testimonianza integrale di Alberto Marino, sentito sulle presunte ombre sul lavoro del Ris di Parma all’epoca dell’omicidio di Garlasco. E su Garofano: “Presumo di averlo informato dei test nulli”

Garlasco, i testimoni: "La bici? Non di Alberto"

Sono diversi i testimoni sentiti nella inchiesta su Garlasco, nell’ambito di quello che sembra quantomeno un “approfondimento parallelo”, se non un’inchiesta visto che i protagonisti non risultano finora indagati ma sono stati sentiti come persone informate sui fatti. E cioè le presunte ombre sul lavoro del Ris di Parma all’epoca della guida di Luciano Garofano. La questione riguarda il ritrovamento del dna di Chiara Poggi, cioè il suo sangue, sui pedali della bicicletta nera di Alberto Stasi: proprio quella Umberto Dei, che secondo una testimone, si trovava davanti alla villetta di Garlasco, nelle stesse ore in cui la ragazza veniva brutalmente uccisa. Un indizio, quello del dna, non una prova regina, ma comunque un elemento indicato negli atti che hanno portato alla condanna dell’ex bocconiano e dunque molto contestato dalla sua difesa.

Uno dei verbali ora a disposizione delle parti, dopo la chiusura indagini a carico di Andrea Sempio, è quello sulla testimonianza del capitano Alberto Marino, il 10 settembre 2026. Il Ris, che nel 2007 era in forze nel reparto guidato da Garofano, si trova davanti ai pm Stefano Civardi e Valentina Di Stefano e nel corso dell’interrogatorio trascritto e lungo 34 pagine, i pm gli fanno diverse domande sulle “corse” di dna del 19 settembre 2007. I test, in sostanza sui pedali della bici: quelli “positivi” del 19 settembre che rilevarono la traccia genetica della vittima, e i due “negativi” successivi, del 20 settembre.

Il punto di vista di Marino

Marino, quindi, spiega in sostanza tre cose, che vale la pena riassumere. Intanto non esclude che Garofano sia stato informato dei risultati finali e quindi anche dei test nulli del 20 settembre. A domanda dei pm risponde: “Presumo di sì…Cioè, la verità è che probabilmente quelle due corse negative non sono state sentite come un problema all’epoca". Il secondo punto centrale della sua testimonianza è la interpretazione tecnica di quei risultati “negativi”: negativo, in gergo tecnico, a quanto spiega Marino, significa che sono nulli, cioè che i test sono invalidi. Terzo punto centrale è che non esclude che ai consulenti di parte siano mai stati mostrati i risultati. “Non posso escludere di aver fatto vedere anche a Fabbri o Avato (gli altri consulenti, ndr) le due corse negative”.

I test “nulli” sui pedali

Sulla interpretazione tecnica, ecco il verbale. Gli chiede la pm Di Stefano: “Perché i genetisti ritengano buone le corse del 19?” Risposta di Marino: “Perché la corsa negativa non è informativa di nulla, cioè è un dato non osservato. Se fosse venuto fuori un altro profilo, allora apriti cielo! Vuol dire che erano due accertamenti fatti su due campioni diversi e sarebbe stato... ”. Ancora Marino: “Capisce cosa le voglio dire? Cioè, non è un dato diverso dal prima, è un dato nullo, tant’è che sono totalmente piatte. Diverso sarebbe stato anche solo un dato con il profilo di Chiara Poggi più qualcos’altro... ..già subentra l’ipotesi della contaminazione, chi ha amplificato, chi non ha amplificato...”.

Il dubbio dello scambio di provette

A questo punto Civardi fa trapelare il dubbio che vi sia stato un errore nel caricamento di un reperto: uno scambio di provette, visto che il quantitativo di profilo genetico di Chiara è equivalente a quello trovato sul cucchiaino della colazione. Stavolta è Marino a chiedere ai pm: “Ma in quella data risultano campioni di Chiara Poggi? Con profilo di Chiara Poggi?”. Risposta: “Risulta il cucchiaino che in realtà, lei mi ha detto, ha un profilo terribile, non si capisce niente, eppure lei ha detto che quello è il profilo di Chiara Poggi. Quindi abbiamo: il cucchiaino realmente messo in bocca, al contrario dei pedali, che ci dà un profilo... ”. Insiste Marino: “È la stessa data e stesso orario?”. Risposta: “È la stessa data”.

I consulenti della difesa erano informati?

Civardi nell’interrogatorio esprime i dubbi degli inquirenti che si chiedono se quei risultati “nulli” siano stati omessi ai consulenti di parti. “Se qualcuno avesse visto i due tracciati successivi negativi del 20 - dice il pm a Marino - forse il dubbio ci sarebbe stato, ci sarebbe stato un dibattito, avrebbero chiesto di fare delle nuove analisi. Ma visto che dei due tracciati del 20 nessuno ha mai saputo nulla, nessuno si è mai posto il problema”. A questo punto Marino mette in dubbio che al consulente della difesa non siano mai stati mostrati. “Non posso escludere di aver fatto vedere anche a Fabbri o Avato (gli altri consulenti, ndr) le due corse negative”. Ancora Civardi: “Comunque non ne ha parlato... vabbè, sicuramente non si ricorda se ne ha parlato con qualcun altro delle due corse negative”.

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