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L'ex capo ultrà pentito: curve di Milan e Inter alleate con l'ok delle cosche

Ferdico: "Legami tra i gruppi e la 'ndrangheta". Dimarco era pronto a regalare gioielli a Bellocco

 L'ex capo ultrà pentito: curve di Milan e Inter alleate con l'ok delle cosche
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Quando Federico Dimarco andò da Marco Ferdico a brontolare perché la curva dedicava a Calhanoglu un coro più bello del suo, e a promettere in regalo per lo scudetto anche ai capi della Nord l'anello con brillanti dedicato ai suoi compagni, il laterale dell'Inter pensava probabilmente di avere davanti solo uno dei capi della Nord: la roccaforte ultrà che da sempre detta legge al Meazza. Ma Ferdico non era solo un capo-tifoso: era, come buona parte dei boss della curva, un criminale.

Da ieri Ferdico è ufficialmente un pentito. Nei suoi verbali non racconta solo gli incontri con Dimarco. Racconta come per il controllo di San Siro si sia arrivati ad ammazzare. E come ad officiare l'alleanza tra ultras dell'Inter e del Milan per gestire il business occulto del Meazza si sia mossa la 'ndrangheta. Fu Saro Trimboli, rampollo del ramo milanese di una grande famiglia di Platì, a convincere i boss della Sud a spartirsi il bottino della finale di Champions con i rivali.

Il pentimento di Ferdico era nell'aria, dopo che il suo predecessore alla guida della Nord, Andrea Beretta, aveva raccontato dieci anni di affari criminali a San Siro. È stato Beretta a indicare Ferdico tra gli autori dell'assassinio di un altro nome storico della Nord, Vittorio Boiocchi, freddato il 29 ottobre 2022. Ferdico ha confermato e confessato, durante una delle ultime udienze del filone Doppia Curva, mostrandosi un po' pentito: non di avere ammazzato Boiocchi ma di avere dato retta a Beretta. «Ho fatto un'azione per Beretta e lo dico ora - l'ammissione -, Boiocchi aveva ragione». Nelle settimane successive, in tre interrogatori davanti ai pm Stefano Ammendola e Paolo Storari, ha continuato a parlare, descrivendo a modo suo i lati ancora inesplorati degli affari dei clan del Meazza.

Che la curva nerazzurra fosse terreno di conquista della criminalità organizzata era noto ormai da due anni, quando Beretta - sempre lui - aveva ammazzato

a coltellate (per difendersi, dice) Antonio Bellocco, figlio di un'altra famiglia eccellente di ndrangheta, i Bellocco di Rosarno: ed era emerso come il picciotto fosse arrivato a Milano proprio per impadronirsi degli affari sporchi della curva, dal merchandising ai biglietti ai parcheggi.

Sulla sponda rossonera la presenza mafiosa era rimasta più evanescente, anche se erano accertati i rapporti con il mondo del narcotraffico di Luca Lucci, capo della Sud.

Ora il neo-pentito Ferdico rivela che alla proposta sua e di Bellocco di spartirsi il 30% della cresta sui biglietti della semifinale, Lucci inizialmente avrebbe preso tempo.

Poi avrebbe mandato un suo collaboratore, tale Cataldo, a ricevere indicazioni da Saro Trimboli. E l'accordo si fece.

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