Ci sarebbero «elementi certi» che inducono ad indagare per duplice omicidio premeditato. È quanto riporta l’Ansa, citando fonti qualificate, in merito al caso di Pietracatella sugli avvelenamenti da ricina. Una svolta importante che può cambiare radicalmente il quadro delle indagini sulla tragedia che ha colpito il comune in provincia di Campobasso. Indicazioni in tal senso sarebbero giunte anche dalle analisi degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino. Sarebbero inoltre emersi alcuni dati anomali anche in merito alla presenza di ricina su reperti e alimenti, ma per una risposta definitiva bisognerà attendere il rapporto ufficiale del centro tedesco per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive.
I nuovi elementi rendono più fragile l’ipotesi che quello di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia avvelenate lo scorso dicembre con la ricina, sia stato un incidente. Su questa linea continua a insistere l’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. «Io credo che l’ipotesi dell’incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla», ha dichiarato all’Ansa. Riferendosi poi a Carlo Locatelli, l’esperto del Centro Antiveleni «Maugeri» di Pavia che a marzo ha scoperto la ricina nel sangue delle vittime, Facciolla lo ha definito «un professionista di altissimo livello e ha evidenziato la circostanza che nei sette casi precedenti l’avvelenamento è stato accidentale. Quindi non esclude altra pista, ma non poteva escludere anche l’accidentalità». «Sull’ipotesi dell’incidente, noi abbiamo posto l’attenzione da subito: l’abbiamo evidenziata anche grazie ai nostri consulenti» ha aggiunto sottolineando che tale ipotesi non è stata esclusa dai famigliari delle vittime. In ogni caso, l’avvocato vuole attendere i risultati da Berlino prima di decidere come procedere. «L’incrocio tra due dati, l’esito delle analisi sugli alimenti presenti nella casa di Pietracatella e repertati nell’immediatezza dei fatti, e quello sui 131 prelievi effettuati a luglio, ci potrà confermare o escludere il veicolo che ha portato alla morte Sara e Antonella», ha concluso.
Sul fronte investigativo sono circa 200 le persone ascoltate finora e nelle ultime settimane diverse testimonianze sono state di nuovo approfondite, con particolare attenzione alla ricostruzione dei rapporti personali e familiari. L’unica certezza è il rafforzamento della pista dell’avvelenamento volontario.
