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Moretti, l'urlo delle famiglie. "Voi assassini la pagherete"

Grida e spintoni, i titolari del Constellation aggrediti dai genitori delle vittime: "Come fate a dormire e respirare?"

Moretti, l'urlo delle famiglie. "Voi assassini la pagherete"
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Le urla strazianti di una madre. «Avete ucciso mio figlio!». Le lacrime di Jessica Moretti: «Sono desolata per questo». La donna le ribatte: «È tutto quello che sai dire?». Quando ieri mattina i titolari del Constellation arrivano al campus universitario di Sion per l'interrogatorio di Jessica Moretti, vengono travolti dalla rabbia e dal dolore dai familiari delle vittime del rogo di Capodanno. Davanti a una selva di telecamere arrivano insulti e accuse, qualcuno parla di spintoni. Gli avvocati cercano di fare da scudo, Jacques Moretti cerca di proteggere la moglie visibilmente sconvolta: «Mi dispiace, mi assumerò le mie responsabilità» dice. Ma gridano anche a lui: «Siete la mafia, avete pagato 200mila franchi ed è finita!». «No, non c'è mafia, sono un lavoratore» risponde ancora. «Voi siete ricchi, la mafia. Dov'è mio figlio, dov'è il mio bambino? Era solo un bambino e non c'è più! La pagherete cara, assassini, li avrete sulla coscienza. Ve ne pentirete. Non basta l'ergastolo» piange e urla un'altra mamma, disperata. «Mi dispiace, mi dispiace - dice Jacques - Siamo qui per la giustizia». E' servita la polizia per riportare la calma.

Così quando Jessica Moretti torna in aula per rispondere alle domande delle parti civili sulla notte della tragedia, la procuratrice Catherine Seppey rivolge un appello «affinché si mantenga la calma e un clima più consono». Poi l'indagata commenta gli insulti: «Sapevamo che le famiglie desideravano incontrarci. Comprendiamo la vostra rabbia, il vostro odio. Ribadisco che saremo presenti per rispondere a qualsiasi domanda, saremo lì per voi». Quando le domande tornano sulle misure di sicurezza sul locale, la titolare del Constellation precisa: «Non sono mai state fatte prove di evacuazione perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle». È questa anche la linea difensiva dei coniugi Moretti. Chi doveva prescrivere loro le adeguate misure di sicurezza e perché non l'ha fatto? La coppia tira in ballo il comune di Crans Montana, con i suoi funzionari - due sono indagati - che non avrebbero rilevato problematiche nelle ispezioni del 2018 e del 2019. Che sono anche le ultime effettuate, nonostante la legge svizzera prevede che debbano avere cadenza annuale. Agli atti della Procura di Sion, c'è però anche una mail inviata ai pm dal fornitore degli arredi del locale, ristrutturato nel 2016. Segnala ai magistrati che sulle poltrone e i divani in pelle, «al momento della convalida dell'ordine, ho proposto l'integrazione di una protezione in schiuma ignifuga. Tale opzione è stata rifiutata dal cliente per ragioni di budget». E aggiunge anche di aver constatato diverse criticità su uscite di sicurezza e spazi «durante la mia visita sul posto, prima dell'apertura. Non comprendo come l'esercizio abbia potuto ottenere un'autorizzazione all'esercizio». La rabbia dei familiari monta: «Jacques ci ha detto che prenderà la sua colpa, - dice Michel Pidoux, padre di Tristan, 17 anni, morto nel rogo - ma non prende niente, solo parole. Quando va dentro (nell'aula dell'interrogatorio ndr) non parla più dice che è colpa di tutti meno che sua e di sua moglie».

Ieri è stata sentita nell'indagine italiana, condotta dalla Procura di Roma, anche Eleonora Palmieri, ferita nel rogo: «In 30 secondi, dalle scale è venuta su una marea di persone impazzite che si è incastrata nel varco

che dalle scale della veranda porta di sotto. Una marea di gente terrorizzata che si ammassava contro porta e veranda». La 29enne si è ustionata le mani e gli arti superiori cercando di ripararsi il volto con le braccia.

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