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"Non reagì per 30 secondi". Svolta sul caso della hostess molestata: ex sindacalista condannato a un anno e due mesi

La Corte d’Appello di Milano ribalta le assoluzioni: per la Cassazione il ritardo nella reazione della vittima non esclude la violenza sessuale. L’avvocato della vittima: “Sentenza spartiacque”

Barbara D'Astolto
Barbara D'Astolto
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La Corte d’Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi l’ex sindacalista imputato per violenza sessuale nel processo nato dalla denuncia di una hostess che nel 2018 aveva raccontato di aver subito abusi durante un colloquio legato a una vertenza di lavoro. La sentenza è arrivata nel secondo grado d’appello bis, dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione. Nei confronti dell’uomo – all’epoca in servizio negli ambienti sindacali dell’aeroporto di Malpensa – era stata chiesta una condanna a due anni, con il riconoscimento delle attenuanti.

Il caso aveva fatto discutere per le motivazioni delle precedenti assoluzioni, prima in primo grado e poi in appello. In quelle sentenze i giudici avevano sostenuto che la donna, nei “30 secondi” in cui l’uomo le si era avvicinato da dietro, avrebbe potuto manifestare il proprio dissenso o opporsi alla molestia. Un passaggio che aveva suscitato forti polemiche e che era poi finito al centro del ricorso presentato dal sostituto procuratore generale Angelo Renna.

"Alla violenza di tipo lavorativo purtroppo noi donne in Italia ci siamo forse un po' assuefatte", dice l'ex hostess, "Noi lavoratrici, donne e madri, ci siamo purtroppo rassegnate a subire la qualunque". Aggiunge poi: "Felice no, ma c'è il sollievo per quella che spero che sia la fine di una vicenda durata anni. Difficilmente in questi anni è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda" o che il "mio cervello sia stato libero da questi pensieri. Ho pagato un prezzo molto alto per la diffamazione che mi è stata fatta in azienda. L'imputato ha sempre avuto, lui assieme ad altri del suo sindacato, un atteggiamento molto diffamatorio nei miei confronti e questo è stato un prezzo alto che ho dovuto pagare, tant'è che ho dovuto lasciare il lavoro. E' stata una violenza nella violenza".

E a chi le ha chiesto se, tornando indietro, consiglierebbe alle donne di denunciare: "Non me la sento di dare consigli a nessuno perché in questi anni purtroppo tante volte ho pensato 'chi me l'ha fatto fare? Tornassi indietro forse non lo rifarei'". L'unica consolazione che ho avuto è che dentro di me sapevo e so ancora di aver fatto tutto il possibile. Questo mi ha sempre tirato su. Mi dicevo 'tu hai fatto il tuo, se poi c'è chi il suo non lo fa, purtroppo non dipende da te'. Ognuno faccia i conti con le proprie forze e cerchi di fare quel che è meglio per se stesso e di agire secondo coscienza".

La Cassazione, nel febbraio 2025, aveva annullato con rinvio, affermando un principio opposto: il ritardo nella reazione della vittima, o nella manifestazione del dissenso, è irrilevante ai fini della configurazione della violenza sessuale. Da qui il nuovo processo davanti alla Corte d’Appello di Milano, celebrato a porte chiuse.

Nella precedente udienza la donna, assistita dall’avvocato Gionata Bonuccelli, era stata ascoltata ancora una volta. Il legale di parte civile aveva sottolineato come la difesa avesse cercato di metterne in discussione la credibilità, ma come la sua ricostruzione fosse rimasta ferma. La hostess aveva ripetuto quanto già denunciato: nel 2018 si era rivolta all’ex sindacalista per una questione lavorativa e, durante l’incontro negli uffici della Fit Cisl a Malpensa, sarebbero avvenuti gli abusi. Secondo quanto ricostruito nelle carte giudiziarie, l’uomo le avrebbe detto: “Sei troppo tesa”. Poi si sarebbe portato alle sue spalle, iniziando a massaggiarle il collo. Da lì, stando all’accusa, sarebbero cominciati i palpeggiamenti, descritti come sempre più espliciti.

"La sentenza della Cassazione aveva individuato dei punti fermi sul consenso violato e sul gesto repentino nella violenza sessuale, anche se nella forma attenuata. Ora attendiamo le motivazioni, ma questa è una sentenza spartiacque su questi aspetti, arriva dopo una battaglia giudiziaria iniziata nel 2018", le parole dell'avvocato Bonuccelli, legale di parte civile della ex hostess. Il legale ha aggiunto: "Poteva sembrare un caso di facile risoluzione invece è stata una battaglia lunga e molto importante. La mia assistita è ancora molto segnata da questa vicenda. Tra l'altro c'è anche un giudizio di diffamazione a mezzo stampa davanti al Tribunale di Novara per dichiarazioni pesanti dell'imputato con il giudizio che si apre a settembre". "Lei da sempre ha raccontato un fatto che è un reato", ha concluso l'avvocato: "Un fatto storico pacifico: lei aveva un appuntamento di natura sindacale e lui l'ha approcciata di spalle e ha approfittato della situazione e ha proseguito. Per lei questa vicenda è stata molto dolorosa".

Il nuovo verdetto chiude, almeno in appello, una vicenda giudiziaria iniziata otto anni fa e segnata da un passaggio diventato simbolico: quei “30 secondi” richiamati nelle assoluzioni e poi superati dalla Cassazione.

Ora la Corte d’Appello meneghina ha ribaltato l’esito precedente e disposto la condanna dell’ex sindacalista. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni. I giudici hanno anche riconosciuto a carico dell'imputato una provvisionale di risarcimento a favore della vittima da 10mila euro.

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