Un video che racconta gli ultimi e drammatici istanti di vita Pamela Genini, la 27enne uccisa dall’ex fidanzato Gianluca Soncin con 76 fendenti la sera del 14 ottobre 2025 a Milano, è stato mostrato quest’oggi in aula nel processo a carico del 53enne, accusato di omicidio pluriggravato. Il filmato è stato registrato con la body cam degli agenti della Squadra Volanti durante l’intervento nell’appartamento della giovane in via Iglesias, dove si è consumato l’efferato delitto. Le immagini cruente sono state proiettate su un maxischermo, sotto gli occhi dell’imputato, che non ha mostrato alcun segno di cedimento emotivo o turbamento.
La testimonianza
A raccontare quella scena drammatica è stata la responsabile dell’Ufficio di Prevenzione della questura milanese Serafina Di Vuolo. Dopo che Soncin aveva fatto irruzione nell’abitazione, utilizzando un doppione delle chiavi di casa, Pamela aveva chiesto aiuto via Whatsapp all’amico Francesco Dolci, ora indagato per vilipendio di cadavere, furto e profanazione di sepolcro. “Chiama la polizia, non so che fare. È da denuncia, digli di non suonare (alla polizia ndr)”, il messaggio inviato dalla giovane. Alle ore 21.59, quando gli agenti della Squadra Volanti sono arrivati sul posto, la 27enne era ancora viva. Tant’è che aveva risposto al citofono, invitando i poliziotti a salire con un escamotage: “Glovo, secondo piano”. Una frase “che per noi è un chiaro segnale di pericolo”, ha spiegato Di Vuolo durante la deposizione. “Quando noi stavamo entrando in casa, - ha continuato la teste - Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva”.
Le mail choc di Soncin
Agli atti del processo ci sono anche i messaggi che Soncin aveva inviato all’allora fidanzata Genini. “Anche tu sei manesca, ma io le prendo. Perché quando c’è amore, una sberla non cambia niente”, aveva scritto il 53enne in una mail inviata a Pamela nel dicembre del 2024. E ancora, in un altro messaggio di posta elettronica: “Per cinque minuti di follia ti sei imbestialita, non capisco perché fai così”.
In aula è stata ricostruita la sera del delitto, a partire dall’arrivo dell’omicida sotto l’abitazione della giovane, in zona Gorla, con il duplicato delle chiavi di casa che, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, l’uomo si sarebbe procurato una settimana prima del delitto.
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