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Pamela Genini, l’ex Francesco Dolci e i genitori sotto interrogatorio: il giallo della tomba profanata e del corpo decapitato

Ore di audizione in caserma per l’ex fidanzato e i genitori di Pamela Genini, mentre proseguono le indagini sulla tomba violata. Il cadavere della 29enne era stato decapitato e la testa portata via

Pamela Genini e la cagnolina Bianca (Foto Social)
Pamela Genini e la cagnolina Bianca (Foto Social)
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Una lunga giornata di accertamenti ha segnato un possibile punto di svolta nel caso della profanazione della tomba di Pamela Genini. Nel pomeriggio del 13 aprile, l’imprenditore ed ex fidanzato della Genini Francesco Dolci e i suoi genitori, sono stati convocati presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo, dove sono stati interrogati per diverse ore, fino a tarda sera. Non si è trattato di un interrogatorio con accuse formali, ma di audizioni come persone informate sui fatti. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione ogni dettaglio utile a chiarire cosa sia accaduto nelle ore in cui qualcuno ha aperto la tomba della giovane e ha mutilato il cadavere, arrivando a decapitarlo e portando via la testa. Le dichiarazioni raccolte servono a colmare i vuoti di un’indagine ancora fitta di interrogativi e priva, al momento, di responsabili certi. Dolci, già noto nella vicenda per il suo legame con la vittima, aveva in passato riferito ai carabinieri elementi legati alla vita della ragazza, parlando anche di contesti complessi e controversi. Tuttavia, fino a questo momento, non aveva fornito indicazioni utili sull’episodio specifico della profanazione. La sua convocazione, insieme a quella dei familiari, suggerisce che negli ultimi giorni possano essere emersi nuovi elementi ritenuti rilevanti dagli inquirenti.

Una storia che si fa sempre più inquietante

Per comprendere la gravità di quanto accaduto, è necessario tornare indietro al 14 ottobre 2025. In quella data Pamela Genini fu uccisa a Milano dal suo compagno, Gianluca Soncin, al termine di una relazione segnata da molti episodi di violenza. Un femminicidio che aveva già scosso profondamente l’opinione pubblica per la brutalità dei fatti e per le richieste di aiuto che la giovane aveva lanciato prima della tragedia. A distanza di cinque mesi, la vicenda ha assunto contorni ancora più oscuri. Il 23 marzo 2026, durante la traslazione della salma nel cimitero di Strozza, è emersa una scoperta sconvolgente, la bara era stata manomessa. All’apertura del feretro, si è rivelato l’orrore, il corpo risultava decapitato e la testa era stata sottratta. Un gesto che ha lasciato sgomenti investigatori e familiari, non solo per la violenza in sé, ma per l’assenza apparente di un movente chiaro. L’ipotesi più accreditata è che l’azione sia stata compiuta da più persone, probabilmente durante la notte, ma resta da capire il perché di un atto così estremo.

Un’indagine ancora senza risposte

Francesco Dolci e i suoi genitori sono stati quindi ascoltati nell’ambito di un’indagine ancora aperta e caratterizzata da numerosi dubbi. Gli inquirenti stanno lavorando per mettere insieme ogni tassello, testimonianze, eventuali movimenti sospetti, collegamenti con il passato della vittima e con le persone che gravitavano attorno alla sua vita.

Al momento, nessuno risulta indagato per la profanazione, ma la gravità del gesto impone un’accelerazione nelle indagini. L’obiettivo è identificare chi abbia potuto compiere un atto tanto macabro e soprattutto comprenderne il movente.

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