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Park Towers: funzionari comunali assolti

I tre erano accusati di danno erariale. Per i giudici, non c'è stata "colpa grave"

Park Towers: funzionari comunali assolti
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Nessuna «colpa grave» in capo ai funzionari del Comune, che dunque vengono assolti dalla Corte dei conti dall'accusa di danno erariale sugli oneri di urbanizzazione nella pratica edilizia delle Park Towers di via Crescenzago 105. I dipendenti di Palazzo Marino sono Carla Barone, Francesco Rosata e Maurizio De Luca. Si tratta del primo procedimento contabile sull'urbanistica che arriva a sentenza.

La due torri da 81 e 59 metri costruite da Bluestone di fronte al Parco Lambro, al posto di un magazzino deposito alto pochi metri, sono state autorizzate con una Scia come «ristrutturazione edilizia». Gli imputati sono difesi dagli avvocati Eugenio Bono, Giovanni Brambilla Pisoni e Gabriele Teodoro Pierni. Secondo la Procura contabile, l'aver autorizzato l'intervento come «ristrutturazione» e non come «nuova costruzione» avrebbe comportato mancati introiti per le casse comunali, in termini di minori oneri di urbanizzazione, per poco più di 138mila euro (il danno erariale era stato inizialmente quantificato in oltre 321mila euro). Le mancate entrate erano contestate a Barone, come dirigente dello Sportello unico edilizia, a De Luca, nel ruolo di responsabile del procedimento, e a Rosata, all'epoca tecnico istruttore della pratica. Tesi respinta dai giudici contabili (presidente di sezione, Marco Canu) appunto per «difetto di colpa grave». I tre funzionari, scrive la Corte nelle 20 pagine di sentenza, «non rivestivano ruoli apicali tali da poter esprimere le linee generali dell'azione amministrativa del Comune di Milano in materia urbanistica e edilizia». Nel procedimento Il Comune è stato condannato a sostenere le spese per il giudizio. Il caso delle Park Towers è attualmente a processo anche davanti al Tribunale ordinario per presunti abusi edilizi e lottizzazione abusiva.

In particolare, alla luce della normativa sulla responsabilità amministrativa introdotta nel gennaio 2026, la Corte dei conti sottolinea che Barone non era «nemmeno direttore del Sue». Inoltre la presunta violazione dei funzionari era «avvalorata dalle norme interne» all'urbanistica cittadina e dalle «prassi» e «direttive amministrative» seguite per anni. I dipendenti avrebbero semplicemente messo in atto decisioni prese a livello politico. «Accogliamo con favore la sentenza», dice il vicesindaco con delega alla Rigenerazione urbana, Anna Scavuzzo.

La Corte «conferma come gli uffici dell'amministrazione comunale abbiano operato in coerenza con la normativa vigente e con l'obiettivo, chiaro e condiviso, di favorire la rigenerazione urbana e il contenimento del consumo di suolo con interventi di demolizione e ricostruzione».

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