Andava in auto sulla litoranea Ugento-Gallipoli Roberta Martucci, 28 anni, quel 20 agosto 1999, quando è scomparsa. E ora sulla spiaggia una donna dice di aver visto qualcosa di strano. “Lei dice: ‘Mi sono trovata questo cumulo di pietre davanti e il giorno prima non c’era. Mi sembrava una tomba. Dopo un giorno o due si è iniziato a sentire un cattivo odore. Mano a mano il cumulo si sarebbe abbassato e sarebbe cresciuto un ulivo selvatico”, ha raccontato la sorella Lorella a “Chi l’ha visto?”.
Lorella Martucci ora vuole un incontro con il procuratore generale di Lecce, affinché sia fatta luce su ciò che è accaduto alla sorella più giovane. Roberta era infatti l’ultima di 5 figlie e viveva a Torre San Giovanni, in provincia di Lecce, con la madre vedova e una delle sorelle. Da qualche mese lavorava in una casa di assistenza per gli anziani e aveva stretto amicizia con due coetanee della vicina Gallipoli. Il giorno della scomparsa stava andando da loro, ma a Gallipoli non sarebbe mai arrivata.
Sono queste le conclusioni a cui è giunta nel tempo la famiglia, sebbene quattro giorni dopo la scomparsa l’autovettura guidata da Roberta Martucci sia apparsa in un parcheggio di Gallipoli, nei pressi delle abitazioni delle due amiche: all’interno, sul sedile posteriore, c’era la giacca indossata dalla giovane donna, ma mancavano le chiavi e il libretto di circolazione. Nessuno dei residenti aveva notato la macchina nei giorni precedenti.
Dopo una prima archiviazione delle indagini, un fascicolo viene riaperto nel 2006. A questo punto alla famiglia, in procura e alla trasmissione di Rai 3 iniziano ad arrivare messaggi anonimi, alcuni dei quali ventilano un allontanamento volontario e dicono che Roberta Martucci stia bene. C’è anche una lettera con il timbro di Bari: “In merito alla triste storia di Roberta, vi comunico che lei non c'è più. La verità nel dettaglio te la posso dare solo quelle due amiche di Gallipoli. Loro sanno tutto. Chiudetele in gabbia per un paio di settimane e parleranno una volta per tutte. Mi dispiace”. Il timbro però non significa che la lettera parta da Bari: nel capoluogo c’è il centro di smistamento delle Poste e quindi tutta la corrispondenza, proveniente da una qualunque località pugliese, passa da lì.
Ancora un’archiviazione e una riapertura delle indagini nel 2017: nel fascicolo viene iscritto un parente, poiché vengono contati “undici depistaggi e tutti coinvolgevano, direttamente o indirettamente, le dichiarazioni di questa persona negli anni”, spiega la criminologa Isabel Martina. Emerge come anche le amiche abbiano detto che Roberta Martucci sia stata infastidita da un famigliare, e la sorella Sabrina racconta per la prima volta di essere stata molestata dall’indagato. Tuttavia gli indizi scarseggiano e la posizione dell’uomo viene archiviata.
Sono tanti i dubbi che potrebbero essere chiariti in questa nuova indagine, a partire dal ruolo dell’auto, che è stata dissequestrata dopo 5 mesi e - pare - ritirata da alcuni famigliari, sebbene non si sappia con quali chiavi. Sarebbe stata usata fino all’agosto 2000, per poi ricorrere alla rottamazione. Secondo Lorella Martucci, quell’auto avrebbe potuto rivelare molto di quello che sono convinte - lei, le sorelle e la madre - essere un omicidio.