A Benevento è bastata una moglie tradita e parecchio arrabbiata per far saltare il coperchio su una piccola Tangentopoli. Altro che investigatori, intercettazioni e pedinamenti: a mettere nei guai il marito, e a offrire agli inquirenti una pista preziosa per allargare l’inchiesta, è stata la vendetta coniugale. Tra mazzette sottovuoto, cellulari segreti, appalti sospetti e corna, la presunta corruzione con 17 indagati nel Comune sannita ha anche il sapore di una guerra domestica finita nelle carte della Procura.
Il sindaco, Clemente Mastella, da settimane rivendica di essere del tutto estraneo alle indagini e di aver ben salde le redini della cittadina. Ma a far parlare il paese c’è soprattutto la piccola «guerra dei Roses» emersa tra le pieghe giudiziarie. Come racconta Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidiano, è stata la moglie di uno degli indagati, in rotta da tempo con il marito, a fornire ai carabinieri elementi di «estremo rilievo» per l’inchiesta.
Tutto è partito dall’arresto in flagranza, nei mesi scorsi, di un dirigente del Comune di Benevento, Gennaro Santamaria, mentre intascava quella che per i pm era una tangente da 4mila euro. Sarebbe stata in realtà solo la prima tranche di una somma più ampia, 70mila euro, in cambio dello sblocco di una pratica. «Pensi che tutto possa essere gratis et amore dei», diceva Santamaria intercettato dalle microspie. Una volta interrogato, il dirigente ha fatto nomi, chiamato in causa altre persone, oltre ad aver dichiarato di essere stato «cassiere in nero delle attività propagandistiche del partito di Mastella», all’insaputa dello stesso, che ne prende le distanze ed è estraneo alle accuse.
Siamo nel febbraio scorso però quando una donna, in piena rottura coniugale dopo aver scoperto di essere stata tradita, presenta una denuncia contro il marito, Maurizio Perlingieri, un altro dirigente del Comune indagato. Dice di aver trovato nella casa loro «estiva» a Salerno, come emerge dall’informativa dei Carabinieri, delle mazzette di denaro conservate «sottovuoto» con «annotazioni manoscritte relative agli importi». All’esposto, la signora allega anche tre foto del denaro, «la cui entità appariva sin da subito palesemente incompatibile con le fonti di reddito legale del soggetto», scrivono gli investigatori. Non solo, in casa la moglie scova anche un vecchio Nokia la cui utenza era intestata «fittiziamente» a un prestanome, e usata, per chi indaga, per comunicazioni «riservate» tra il marito e un imprenditore. La donna ha fotografato anche alcuni sms: «X tenere il punto ti fa tremare. Valuta fino a che punto ti conviene insistere. Speriamo che non sta impazzendo (). Non si aspettava andassi avanti così». Per i carabinieri, frasi «allusive a pressioni o strategie di resistenza amministrativa». Infine la signora segnala anche «sproporzioni» nel tenore di vita dell’ormai «ex», per l’acquisto di un Suv da 67mila euro.
