Con un lucido (e delicato) mix tra studi in giurisprudenza e principi religiosi, suor Anna Monia Alfieri ha un’urgenza: trarre una lezione positiva dal caso Garlasco.
Suor Anna, quale lezione potremmo mai ricavare dal peggior caos giudiziario e mediatico di sempre?
«Credo sia indispensabile che la Procura faccia chiarezza. Perché rischiamo di far perdere alla gente fiducia nella magistratura, nei Carabinieri. E sarebbe gravissimo: questi sono i contrappesi che ci garantiscono un equilibrio, sono il terzo potere dello Stato».
Di errori ce ne sono stati un po’ troppi però.
«Vince comunque la capacità del sistema di rimettersi in discussione e di autocorreggersi. Questo deve dare fiducia. Così come le parole del comandante dei Carabinieri Luongo, che dichiara: ‘Il responsabile pargherà’. Il sistema c’è, funziona, sono le persone singole a sbagliare, la responsabilità è personale».
È a rischio la fiducia nei Ris?
«Di intoccabile non c’è nessuno. Quando consideriamo tale un’istituzione, è lì che si insinua il seme del male. È come se dicessimo a questa istituzione - che siano i Ris, la Procura o la Chiesa - che non può mai sbagliare. Di fatto portiamo le persone sull’altare, le beatifichiamo e poi le lasciamo lì, sole con il loro potere. Chi comanda da solo, inevitabilmente sbaglia. E allora lo facciamo precipitare negli inferi».
Chi comanda da solo, sbaglia. Ci spiega meglio?
«Chi ha una responsabilità alta non è al potere ma al servizio. O meglio, così si dovrebbe sentire. Ma questo accade solo se ha un basso sentore si sé e non un ego smisurato che allontana dalla verità. Ricordiamo che siamo il Paese di Falcone, Borsellino e, prima ancora, di Piersanti Mattarella, che hanno messo la vita al servizio dello Stato. Gli inquirenti si devono chiedere: sono stato davvero al servizio di Chiara Poggi, di Alberto Stasi? Cercare la verità nella collegiaità riduce anche la possibilità di errore».
Quindi dobbiamo credere nel sistema che si autocorregge. Direbbe questa frase anche ad Alberto Stasi?
«A lui dobbiamo delle scuse, anche se fosse lui il colpevole. Il nostro Stato è garantista, non chiude la gente in cella gettando via la chiave. E invece lui è stato mostrificato dal primo giorno. Di lui è stata costruita un’immagine che nel circo mediatico ha funzionato perfettamente ma che non esiste. Mai visto così tanto accanimento nemmeno contro Riina».
Secondo lei sta accadendo la stessa cosa con Andrea Sempio?
«Forse con lui qualche passo in più lo abbiamo fatto, mi sembra ci sia un po’ più di cautela, si stiamo facendo qualche scrupolo in più nell’utilizzo delle parole».
